lunedì, 01 settembre 2008

La prima volta



Questa estate ho conosciuto Elisa. Una ragazza molto simpatica e, per me, bellissima. Siamo capitati fatalmente vicini di ombrellone. Prima c’è stato uno scambio di sguardi, poi un timido approccio da parte mia. Tante chiacchiere, belle passeggiate, birre bevute e sigarette fumate fino all’alba. Poi, quasi inatteso ma comunque magico, c’è stato il bacio che ci ha scagliati l'uno verso l'altra : schegge impazzite delle nostre ragioni definitivamente perse. Entrambi persi l’uno per l’altra, non ci siamo mai giurati l'amore eterno. Cotti si, coglioni no. Sapevamo che, finita l'estate, sarebbe finito anche l'idillio che si stava dipingendo davanti ai nostri occhi di ragazzi "innamorati".

Durante una sessione pomeridiana di "bacio, lingua, palpata di tette, lingua, bacio, labbra", sentii un esigenza crescermi dentro, e le dissi :

- Elisa, voglio fare l'amore con te, e voglio che nostra prima volta sia speciale. Scegli tu dove.

Mi immaginavo noi due, nudi sulla spiaggia a fare l’amore. Nel letto dei miei mentre erano alla festa del paese con tutto il parentado. Nel boschetto sotto casa dei suoi nonni, protetti dall'oscurità. Nella station wagon di mio padre con i sedili ribaltati, ed altre centomila situazioni. Tutte bellissime.

Elisa si allontana da me un attimo. Il suo sguardo mi provoca spasmi di piacere in tutto il corpo. Le sue labbra carnose, rese di un rosso ancor più vivo dai baci che ci siamo dati, si socchiudono brillanti e lucenti. Un raggio di sole si posa sulla sua pelle candida, illuminandole gli occhi di un intenso blu oltremare.

Poi finalmente, rompe il suo silenzio e mi dice :

- Guarda Marco, dove ti pare. Per me fa lo stesso. -  poi un pausa.

Si avvicina. I nostri visi si sfiorano, al punto che posso sentire ancora più intenso il suo profumo.

- Ma in culo No.

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lunedì, 25 agosto 2008

Una Storia Romantica...ma anche di Sesso




Ok, ci sono. Voglio scrivere una storia romantica. Di quelle che quando la inizi ti prendono allo stomaco, poi quando la finisci ti fanno sciogliere in un fiume di lacrime.

Si ma, la scrivo con il rosso, il blu o con il nero?

Beh, magari con il rosso che è il colore della passione, se la scrivo con il blu potrebbe risultare un po’ freddina. Con il nero non se ne parla nemmeno, sicuramente luttuosa e i morti non sono romantici. Non voglio scrivere una storia lacrimevole. Oddio, magari qualche morticino qua e la, magari la mamma di lei che se ne va per una malattia, così da aumentare il pathos della lettura.

Devo pensare per prima cosa ai personaggi. Si, i personaggi; un uomo e una donna? Oppure due uomini, o due donne, che fa tanto moderno. Ci mancherebbe che poi mi prendono per frocio. Oddio, frocio adesso, gay friendly, che fa tanto moderno.

Che ne so, magari faccio che un Lui, commercialista sposato di quarant’anni. Sposato ma infelice con Lei, avvocatessa di pari età con una figlia, adolescente precoce. Che litigano spesso perch lei, da buon avvocato non molla mai e lui, fragile animo contabile avvinto dalle sue aliquote, pensa ad un altro Lui, suo cliente algerino, gestore di un banco frutta al mercato del Tufello. così ci metto anche una sfumatura di World Love. Però se dichiaro dove si trovano i personaggi, lo faccio troppo local e non va bene. Gestisce un banco frutta, poi dove sta chi se ne frega; a Roma come a Milano, Genova o Trani. Certo che una storia gay friendly a Trani, non so quanto possa essere evocativa per il lettore. Magari la ambiento a New York eh? Che fa molto “Sex in the city”. Si, e chi c’è stato mai a New York. Che faccio, mi invento i nomi delle strade?

Ricominciamo, via i gay, almeno da questa storia, via New York, via tutto.

Allora scrivo una storia d’amore romantica tra due adolescenti, gli affibbio due nomi scemi tipo Debby e Cup, che si innamorano e si giurano eterna fedeltà, si e…magari per simboleggiare l’unione, possono incatenare un lucchetto con i loro nomi sopra un ponte a simboleggiare che, sebbene il tempo passi come il fiume sotto di loro, l’amore che c’è rimane fisso a dispetto del tempo. Oh poi, se mi pubblicano il romanzo, magari ne esce fuori pure un bel film.

Eppure questa mia versione, mi sa di già sentita sta cosa?

No, no niente amore adolescenziale. Deve essere una storia che, veramente prende al cuore, che ti strazia quella polpetta pulsante che hai in petto e poi te la sputa via quando leggi la parola fine in fondo all’ultima riga dell’ultima pagina del libro.

Devo scrivere una storia romantica. Per prima cosa devo pensare all’epoca in cui si svolge. Facciamo che si svolge ai giorni d’oggi, o al massimo negli anni ottanta. Così ci posso mettere anche una discreta colonna sonora: Baglioni, Battisti, qualche pezzo di Simon & Garfunkel e degli Eagles, magari qualche sfumatura latina con i Gipsy King che ci stanno sempre bene. Già, ma poi non è che sembra più settanta che ottanta? Ma se la calo nell’attualità che musica romantica ci metto? Tiziano Ferro e Gigi D’Alessio? Che poi mi tocca infilarci anche la Tatangelo, e allora sono finito. Per carità, sia Gigi che Tiziano, sono due amici! Sarei molto felice di lavorare con loro però,  la loro consulenza artistica volevo tenerla buona per il film. Potremmo fare un bel cofanetto: Libro + CD + DVD che grande idea regalo per Natale sarebbe!

E’ necessario che io scriva una storia romantica. Basta con i racconti che scrivo sempre. Di quelli che il lettore deve leggere con attenzione almeno dieci volte per capire dove stanno i mille sensi e significati di quello che voglio dire. Oh, il lettore si stanca. Il lettore deve leggere una volta, anzi mezza volta, magari saltare anche qualche riga, o qualche pagina, e capire sempre che quella che sta leggendo è una storia romantica. Perché il commercialista ama il fruttivendolo e la moglie se la prende in culo, magari da un altro fruttivendolo o dal un collega del marito. Pppure deve riuscire a capire perché due ragazzi hanno voluto darsi due nomi scemi e allucchettarsi ad un ponte.

Ora che ci penso, una storia romantica non deve necessariamente essere una storia d’Amore. Può essere anche quella di una grande amicizia no?

No che non si può, perché il mio lettore, e quello che andrà a vedere il film con le musiche di Tiziano o di Gigi, una scena di sesso se la vuole gustare. Come hanno fatto con il film di “Caos Calmo” no? Certo, è un libro di trecento pagine, ma il film lo hanno andavano a vedere per una scena di ingroppo geriatrico. Un paio di tette ce le devo mettere per forza; tette e culi dominano il mondo “Tette and Culs rules the World”.

Ora sto qui, e non mi alzo fino a che non ho scritto una storia romantica, io ci butto dentro tutto : il commercialista gay, la moglie avvocato frigida, l’amante fruttivendolo algerino del marito. Magari la figlia della coppia che si innamora del collega del padre, che nel frattempo se la fa con la madre di un compagno di classe di suo figlio, disabile.

E la scena di sesso?

L’avvocatessa, tornando a casa prima a causa dello sciopero dei cancellieri del palazzo di giustizia,  scopre il marito commercialista a letto con il fruttivendolo, tutti avvinti nell’amplesso della passione. Lei, superato lo shock inizale, pensa :

 - beh, se mio marito è così contento, tanto male non dovrà poi essere.

E si butta nel trittico amoroso dove, e qui c’è il finale strappacuore, il commercialista capisce di amare alla follia l’avvocata che ne frattempo si sta divertendo come una matta sotto il fruttivendolo. L’avvocata però, colta da folgorazione divina, impazzisce per la frutta e scappa con Amhed. Il commercialista con il cuore infranto passa dall’amore al suicidio. Non prima di aver scritto una lettera alla moglie che si conclude con “Amatevi come io non ho mai saputo amarti, e ricordati gli scontrini della frutta, che li puoi portare in detrazione”.

E su questa ultima frase partono i titoli di coda e canzone di Gigi a chiudere il film.

Bello, già mi piace. Non mi resta che trovargli il titolo.

Ok, devo pensare ad un titolo per la storia d’amore romantica ma anche di  sesso che ho appena scritto.

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sabato, 23 agosto 2008

Agosto



C’è un uomo, è anziano, sulla settantina. Sta seduto su una vecchia sedia di legno e paglia che si trova sul suo balcone. C’è un uomo anziano sul balcone, e fuma. C’è un Merlo per strada che cerca di attraversare passando sulle strisce pedonali. C’è una ragazza che trascina il proprio cane sul marciapiede, lui ha troppo caldo per fare la sua pisciata pomeridiana in santa pace. Si alza la serranda della finestra di una casa al terzo piano del palazzo di fronte, dalla facciata scrostata e piena di sole. La vecchia signora non si affaccia perché fa troppo caldo perfino per lei. Magari un altro giorno avrebbe fatto due chiacchiere con il tizio che fuma sul balcone. Avrebbero parlato del tempo, del caldo, della pensione, dei ricordi, dei nipoti e di quanto gli resta da vivere. Avrebbero ricordato le loro estati passate al mare, tra meloni messi in fresco nell’acqua dentro la rete vuota delle patate, dei falò sulla spiaggia, dei bagni fatti alla mezzanotte senza vestiti addosso, e dei loro amori estivi. Magari un altro giorno, oggi no.

Dalla porta finestra del balcone dell’uomo che fuma, arrivano liquide le note di una vecchia canzone di Bob Dylan. Un pensiero si affaccia nella sua memoria, ma non fa in tempo a diventare ricordo per offrirsi ai suoi occhi.  Il sole ora investe le strisce pedonali, il Merlo cerca qualcosa da mangiare negli intestizi dei sampietrini ardenti. Intanto la spazzatura ribolle nei cassonetti liberando un odore dolciastro di bucce di melone e frutta di stagione andata a male. L’anziana signora abbassa la serranda lanciando schegge di rumore nell’aria densa,  ha deciso di preferire la sofferenza del caldo all’odore della frutta di stagione e del melone.

Il semaforo dell’incrocio in fondo alla strada è verde ma non passa nessuno. La ragazza sta picchiando il cane perché non fa nemmeno la cacca e lei non avrà certo voglia di riportarlo a spasso più tardi, quando farà ancora più caldo. Finalmente dall’incrocio ora passa una macchina, poi ne passano due e ne arriva una terza.

Intanto l’uomo sul balcone ha finito la sua sigaretta, si china e schiaccia il mozzicone sotto le sue ciabatte infradito. Rientra in casa e litiga con la moglie che non gli ha ancora preparato il pranzo.

Io attraverso la strada, lascio un po’ di pane secco al merlo affamato, e provo a non sudare. Ma è quasi impossibile, come la neve che ora sta cadendo sotto il sole d’Agosto.

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mercoledì, 06 agosto 2008

Piccolo Giallo per l'estate





La mattina era silenziosa nell’attico in centro. La domestica aveva lasciato tutto pulito e pronto per la festa della sera. Saluta Simona e va via. Lunedì il Dottor Marieldi era rientrato dal week end in riviera. Varcando la porta di casa, una strana puzza dolciastra gli investe le narici. Animato da una paura interiore corse dietro quell’odore scoprendo sul tappeto del salone il corpo senza vita della figlia Simona. Arrivò subito la polizia scientifica ed il medico legale per i rilievi e trasportare il corpo in obitorio. Gli agenti fecero molte domande al Dottore, poi convocarono tutti gli invitati della festa, perfino la donna delle pulizie. L’ultima ad averla vista viva. Dopo settimane di indagini i Carabinieri si presentarono da Marieldi con un mandato d’arresto per concorso in omicidio della figlia. Il complice l’aveva tradito : il ragazzo di Simona, suo amante da oltre un anno. Ne avevano progettato la morte da qualche mese; quando la loro storia era diventata troppo difficile da poter nascondere. Simona era allergica agli antibiotici, e loro glieli avevano disciolti nei cibi un po’ alla volta, fino a quella sera quando, con una dose doppia l’avevano spedita al creatore con uno shock anafilattico. Durante il processo, che passarono tenendosi per mano, fecero un'unica richiesta al pubblico ministero : “Una cella con letto matrimoniale”.

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sabato, 02 agosto 2008

Carminio

immagine by Francesca De Rosa



-Buongiorno- disse lei

-uhmmm- rispose

-Volevo parlarti. Ti scoccia?-

-uhmmm -

-Ultimamente non dormo molto bene. Sono un po’ agitata. Mi capisci vero?-

-uhmmm -

-Lo so cosa pensi ora: che sono le mie solite ansie. Ma ti giuro che è diverso dal solito. Da qualche giorno non sogno più. Non riesco più a sognare capisci? A te è mai capitato?-

-uhmmm -

-Nè a colori, né in bianco e nero. Cosa potrebbe essere? Io non ne ho idea. E un po’ mi fa paura. Sarà grave? Mi devo preoccupare?

-uhmmm -

-E’ tutto così strano. Mi sento disconnessa dalla realtà, confondo l’accaduto con quello che deve accadere, il vissuto con l’irreale. A te non capita mai vero?

-uhmmm -

-No. A te non capita mai. Lo immaginavo. Che domanda sciocca ti faccio. Tu sei l’essere perfetto. Le cravatte ordinate in scala cromatica,  le scarpe sempre lucide, le camicie inamidate, gemelli ai polsi diversi per ogni giorno della settimana. Sono io quella sbandata, quella svanita, quella disorganizzata. Quella che non sogna più. Mi devo preoccupare?-

-uhmmm -

-Non mi consideri più alla tua altezza. Quando ci siamo conosciuti la pensavi diversamente. Impazzivi per me. Mi chiamavi cento volte al giorno, andavamo alle feste, mi presentavi ai tuoi amici e colleghi. Ormai sono mesi che non mi permetti di uscire, di incontrare altra gente. Non c’è più nulla delle belle cose che facevamo prima. Ti sto annoiando?

-uhmmm -

-Scusami se penso queste cose, certe volte mi vengono strane idee in testa sai? E’ che io ti amo. Ti amo troppo. Lo capisci questo vero?

-uhmmm -

-Sai cosa mi manca di più? Fare l’amore con te. Sentirti addosso. L’odore della tua pelle. La tua bocca che mi morde le labbra e sentire il sapore del mio sangue riempirmi la bocca.

“Che belle labbra carminie hai” mi dicevi sempre. Te lo ricordi quando facevamo l’amore? Te le ricordi le mie labbra rosse?-

-uhmmm-

-Mi facevi male, ma non ti ho mai detto niente. Non riuscivo a godere di quei rapporti, ma ti vedevo felice, e per me quello era importante. Ho dovuto inventare tante bugie per nascondere i segni del tuo passaggio che lasciavi sul mio corpo. Ho mentito agli altri ed ho mentito a me stessa, per legarti stretto a me a doppio filo. Pensi che abbia sbagliato? Pensi che la mia vita sarebbe stata diversa senza di te?

-uhmmm-

-Non guardarmi così ora. Sono capace di leggerci solo disprezzo, pena, sufficienza, vergogna per me. Ed un filo di paura. Sono io a farti paura?

-uhmmm-

-Sai, con un po’ di sforzo riesco a ricordare uno dei miei ultimi sogni. Era a colori. C’eravamo io e te su questo stesso letto. Eravamo sdraiati, ma tu non eri sopra di me, come al solito. Ci stavo io a cavalcioni sul tuo corpo, ma non mi guardavi. I polsi erano legati alla spalliera del letto e con un bavaglio ti tenevo aperta la bocca. “Proviamo un gioco nuovo” ti avevo detto, ed avevi accettato con entusiasmo.

Era la prima volta che ti proponevo qualcosa di strano. Avevamo iniziato a fare l’amore, ma stavolta ero io a dettare il ritmo dei tuoi colpi, dei tuoi affondi. La cosa ti stava piacendo. Poi ho iniziato a morderti, come hai sempre fatto tu con me. Piccoli morsi : petto, collo, stomaco. Poi ho guardato le tue labbra. Immobili, tenute aperte e separate dal nastro di raso. Ero curiosa. Volevo morderle e assaggiarle. Erano morbide. Quasi come le mie. Elastiche. Quasi come le mie. Ma volevo di più. Desideravo conoscere il loro intimo sapore. Così ho dato un morso più forte, ed il tuo sangue è iniziato ad uscire. Mi piaceva guardare quel mantello rosso che ti stava ricoprendo il mento, poi il collo, poi il petto. Allora ti ho morso ancora, ma in altri punti, strappandoti un lembi di carne sul petto, poi sulle gambe, poi sul torace. Era un bellissimo sogno a colori. Tu eri tutto rosso, di quel rosso carminio che ti piace tanto. Anche io mi vestivo dello stesso rosso, imbrattandomi nel tuo. E, bellissimi in quegli abiti, abbiamo continuato a fare l’amore. Fino a che non ti ho visto morire, nello stesso istante in cui mi scioglievo in un immenso orgasmo. Come se tutti quegli anni, muta sotto di te, si fossero concretizzati nell’unica volta in cui ero io a dettare le leggi del nostro amplesso.

- … -

- Ora dovrei aiutarti a sciogliere quei nodi. Scendere da sopra di te per andarci a fare una doccia insieme. Ma non credo che serva poi più di tanto.

Un ultima domanda.

E’ stato solo un sogno?

Sai ho un po’ di difficoltà a discernere ultimamente.

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venerdì, 01 agosto 2008

Incontri




Oggi ho incontrato Sid Vicious.
Era per strada con le buste della spesa stracolme e portava sottobraccio una pagnotta di pane sciapo.
"Sid" gli ho urlato dall'altro lato della strada dove mi trovavo.
"Sid, hai comprato del pane senza sale!" magari non se ne era accorto o magari l'ho fatto apposta.
"Eh, lo so" mi ha risposto "ma voglio mettermi un pò a dieta. Ho messo su qualche chilo di troppo e Nancy dice che dovrei dimagrire un pò".
Sid che si preoccupa di avere qualche chilo in più?
Sid che sta diventando salutista? Sid? Proprio lui? La faccenda mi suona strana, molto strana.
"Ma dille che la facesse finita di metterti in testa tutte quese idee sciocche! Stai in splendida forma!"
Ma Sin non sente queste mie ultime parole, aveva già girato l'angolo diretto verso la frutteria di Jim.
E' molto strano quel ragazzo, anche se in fondo, tanto simpatico.
Sarà ora però che mi sbrighi a tornare a casa. Devo preparare la cena che ho ospiti a cena : Aron e Norma Jane.
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martedì, 29 luglio 2008

La storia si ripete



L'altro giorno ero a spasso per il mercato ortofrutticolo alle porte di Roma.
Quello che hanno aperto per liberare il centrale quartiere Ostiense dal traffico mattutino dei trasportatori
e dei vari commercianti al dettaglio che andavano li a fare le prime scelte per i propri negozi.
Ora, dove sorgeva il vecchio mercato ortofrutticolo, c'è un area che il Comune ha definito "polifunzionale".
Un modo elegante per chiamare le aree dismesse che si trovano qua e la per la capitale.
Nel nuovo mercato ortofrutticolo si scambiano giornalmente tonnellate e tonnellate di frutta e verdura.
Ero affascinato e totalmente rapito da quello spettacolo di magnifica verdescenza che
per un attimo ho perso il senso dell'orientamento e dell'equilibrio, tutt'insieme.
Troppo preso dall'ammirare la moltitudine di forme e colori che mi circondava, sono scivolato
e caduto dentro una cassetta di cetrioli.
Non mi ha fatto poi così male.
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martedì, 15 luglio 2008

sorriso...

Photo by Artica on flickr.com
photo by artica

Come un sorriso.
Aperto da orecchio ad orecchio.
Per non sentire più nessuno.
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sabato, 12 luglio 2008

l'amore...o presunto tale



Tesoro.
Pensa che, se tu dimagrissi di almeno altri venti chili,
saresti la donna più magra con la quale io abbia fatto l'amore, o presunto tale.
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martedì, 08 luglio 2008

Poche pretese....

Non devi amarmi, comprendermi o capirmi per forza...
...ma almeno non rompermi i colgioni.

[L.A.]
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