lunedì, 29 giugno 2009

Rapporti di coppia...



Lei "Tesoro, non capisco. Cos'è che non va nel nostro rapporto?"
Lui "...ma tu indendi, oltre i Pompini?"
postato da xabaras15 alle ore 16:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


venerdì, 26 giugno 2009

Gatto



Vedo, il mio gatto che mi Guarda.

Osservo, il mio gatto che mi Vede.

Guardo, il mio gatto che mi Osserva

Fisso, il mo gatto che mi Fissa.

E poi scappa.

postato da xabaras15 alle ore 15:17 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


martedì, 16 giugno 2009

Pubblichiamoci

La Spesa è pubblicata anche qui nel sito dei racconti Fantareali, della Scuola Omero

postato da xabaras15 alle ore 14:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


lunedì, 08 giugno 2009

La Spesa




Ero entrata nel supermercato per comprare solo poche cose. Poi mi sono immancabilmente persa tra le corsie : surgelati, assorbenti, acque minerali, sughi pronti, carne e pesce in scatola. C’era di tutto.

Ad un tratto, mi sono trovata circondata dalla gente. Tutti quelli che avevo intorno a me, prendevano roba dagli scaffali mettendola dentro i  carrelli. Facevano tutto in maniera automatica, senza nemmeno guardare quello che le stavano arraffando. Ad un tratto ho iniziato a far caso a ciò che dicevano. Li sentivo parlare, gridarsi le parole addosso, gettandosele con violenza l’una dopo l’altra. Da corsia a corsia, da carrello a carrello, da persona a persona.

Il supermercato, era tutto disseminato di cartelli indicanti le offerte speciali del giorno.

Li leggevo solo distrattamente. Latte, prendi tre paghi due. Offerta speciale pane e pasta. Acqua liscia e gassata in confezione convenienza. Poi le carni : pollo, cavallo, struzzo e manzo. Ogni razza animale macellata, tagliata e confezionata. Filetto, fracosta, controfiletto, lombata e girello. Su di un cartello, il più grande di tutti, c’era scritto :“Carne umana di ogni razza e provenienza. Solo per voi, i migliori allevamenti. I migliori prezzi”.

Avevo sicuramente letto male. Forse uno scherzo di qualche commesso per far prendere un colpo alle anziane signore che vanno a fare la spesa li. Una famiglia si avvicina al banco delle carni rivolgendosi al grasso macellaio.

-Giovanni, quel filetto che ci ha dato ieri era eccezionale. Ne vorrei ancora se possibile.-

- Eh mi spiace. Lo abbiamo finito. Sa, la carne di Valdostano è ottima! Li, in montagna fanno una bella vita : aria pulita e cibo sano. Non hanno mica l’aria schifosa come da noi, che dobbiamo respirare coi filtri nel naso!-

E via che tutti si fanno una bella risata. Tutti : la mamma tettona e ridanciana, il papà con un brufolo sul naso grosso come una forma di parmigiano, il macellaio pancione con le macchie di sangue scuro sulla vestaglia,  ed anche il piccolo frugoletto cannibale e cicciottello che si sta sbrodolando la magliettina bianca con la baviccia che gli cola dal ciuccio.

Mi allontano da quell’idillo con un accenno di voltastomaco. Barcollo un attimo per non svenire sotto i getti impietosi dell’aria condizionata.

- La Signorina gradisce?-

Non mi ero accorta di essere entrata nel raggio d’azione di una solerte commessa. Mi ero avvicinata troppo al reparto latte del banco frigo.

- La signorina gradisce provare del latte in offerta speciale? – si rivolgeva a me con voce suadente e sguardo ammiccante. La biondina voleva farmi assaggiare proprio il suo, di latte.Se ne stava li vicino al banco frigo con il camice sbottonato all’altezza del suo seno.

- Oggi c’è un offerta interessante. Per ogni litro del mio latte le regaliamo un vasetto di yogurt.-

- Solitamente prendo quello della centrale, lo trovo molto buono.- risposi farfugliando.

- Certamente, anche quello è ottimo. Provi però anche il mio. Lo troverà sicuramente di suo gusto.-

Avvicinai la bocca ai suoi capezzoli arrossati dai tanti assaggi, prima di me si era appena staccato un ottantenne che ne aveva poi comprato sei litri, e tirai una bella sorsata.Era decisamente fresco, e denso, e dolce. Dopo la prima sorsata, ne tirai un'altra, poi un'altra ancora. Si, era decisamente meglio di quello della centrale. Ne presi un paio di litri. Misi le bottiglie nel carrello e mi diressi al reparto frutta.

Mentre mi avvicinavo a dei cesti pieni di banane gialle dell’Ecuador, incrociai un commesso con una maglietta con la scritta “I will Survive”.

Io, non sopravviverò.

postato da xabaras15 alle ore 14:50 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


lunedì, 20 aprile 2009

Cinismo




Con gli anni sono diventato troppo cinico.
Appena dopo la scomparsa dei miei genitori, ho fatto domanda per essere adottato.
Mi allettava l'idea di una nuova eredità.
postato da xabaras15 alle ore 22:02 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


venerdì, 27 marzo 2009

Cose che cambiano



...certo che non è più come una volta.
Le uova non puzzano nemmeno più di gallina.
postato da xabaras15 alle ore 14:58 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria:


venerdì, 06 febbraio 2009

Supplizio



Diceva quello.
"La vita è sofferenza.  Si è costretti a nascere, e morire tutti  giorni per poter perpetrare l'etterno supplizio."

Anonimo
postato da xabaras15 alle ore 12:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 04 febbraio 2009

La Frizione




Quella mattina si era alzato presto. Da due settimane aveva programmato di andare a trovare l’ex moglie. Erano separati da circa un anno. Lui aveva iniziato una nuova vita ed una nuova relazione con una ragazza conosciuta da poco, ma già vivevano insieme. Avevano più o meno la stessa età, e tanti sogni da condividere tenuti da troppo tempo nel cassetto. Entrando in cucina, la trovò mentre preparava la colazione.

“Buongiorno amore. La vai a trovare oggi?” dice lei.

“Si, oggi.” dice lui.

“Ti accompagno a lavoro, poi vado.”

L’ex moglie viveva ancora nella loro casa fuori città. Quando si erano separati dovette lasciarle anche la vecchia auto che usava per andare a lavorare. Fu costretto a comprarsi uno scooter.

“In fin dei conti, per muoversi in città è anche più comodo” diceva sempre lui.

Tornare da lei, ogni tanto, non gli faceva più nessun effetto. Nessuno, come quando vai a trovare un vecchio amico, o i tuoi genitori. Niente. Ci vai, ci stai, e poi torni via.

Lascia la sua ragazza a lavoro, salutandola con un bacio.

“Ci vediamo stasera” si promettono in coro.

Sale sul suo scooter e si prepara ad attraversare la città. Prima di partire la chiama, lei gli risponde con la voce ancora assonnata.

“Ciao, sto partendo, mi ci vorrà un po’. “ dice lui.

“Ok, io intanto sonnecchio ancora. Chiamami quando stai per arrivare che devo chiudere i cani”. La sua vecchia casa aveva un bel giardino, dove ci stavano i cani del nuovo compagno della moglie.

Lui la andava a trovare sempre quanto l’altro non c’era. Non che ci fosse della conflittualità tra i due, ma preferivano non incontrarsi per non doversi trovare nell’imbarazzo di rappresentare allo stesso momento il passato ed il presente di quella donna.

Ormai era per strada già da una ventina di minuti, tra non molto avrebbe chiamata per avvertirla di chiudere i cani. Era contento di essere quasi arrivato. Si sarebbe fatto una doccia, avrebbe giocato un po’ con quei cani che trovava stupendi; magari avrebbe anche cucinato qualcosa per loro due, e pranzare insieme. Come facevano una volta.

In quei momenti, un po’ si intristiva. In quei momenti, quando si trovavano a tavola insieme, con la cucina in disordine, i piatti da lavare e la televisione accesa. Non riusciva a capire se da quella situazione ne era voluto fuggire, o se iniziava a provarne un po’ di nostalgia.

Lui si comportava normalmente con la sua ex, sperando che quei suoi pensieri non iniziassero a trasparire. Mancavano solo pochi minuti al suo arrivo, e il suo scooter smise di funzionare di schianto. Si blocca, non avanza di un solo metro. Prova ogni manovra per poter ripartire, ma non serve a niente. Spegne il motore, scende e chiama l’ex moglie.

“Sono io” dice lui.

“Sei arrivato? Aspetta che chiudo i cani” dice lei.

“No. Non vengo più. Si deve essere guastato lo scooter. Devo portarlo a far riparare. Forse la frizione ha ceduto.

“Ah!” schiocca lei.

“Ti faccio sapere se riesco a passare più tardi” dice lui.

“Allora lascio fuori i cani”dice lei.

“Si, meglio. Ci sentiamo presto.”

postato da xabaras15 alle ore 13:19 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


venerdì, 05 dicembre 2008

Aspirazioni


La mia più grande aspirazione da Scrittore?
Pubblicare una mia raccolta di racconti postumi.
Sono quelle che vendono di più.

postato da xabaras15 alle ore 01:38 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 03 dicembre 2008

La Telefonata



Torno con un racconto un pò diverso dai precedenti.
Si, è di quelli che li dovete leggere un paio di volte ;) ma non credo sia poi così complesso dai!
So che siete lettori profondi :D
Buona lettura.



E’ un po’ che non sento la mia amica Cristina. Saranno un paio di mesi. L’ultima volta è stata in occasione di una cena a casa di Marco e Laura. Salutandoci, ci eravamo ripromessi che presto saremmo usciti di nuovo, ma stavolta solo noi due. Poi per vari casini, quella cena saltò. Aveva delle cose importanti da dirmi circa la sua situazione sentimentale. Si era appena lasciata dal suo ultimo compagno, al solito più grande di lei e con un trascorso sentimentale più o meno burrascoso. A detta sua, le ex mogli erano sempre arpie, e i figli dei succhia soldi senza cuore.

“Cercateli giovani, e tranquilli. Che ti diverti di più!” gli sempre dico io.

“Ma con quelli tranquilli, che divertimento c’è?” risponde sempre lei. E chiude la frase con un bellissimo sorriso, per farmi intendere che non avrebbe mai cambiato atteggiamento. Non ci vediamo con la frequenza che vorremmo, questo è vero, ma ci sentiamo molto vicini.

Gironzolo per casa cercando di ricordare dove ho messo il telefono. Ieri notte sono tornato talmente stanco, che ho seminando i vestiti lungo il percorso dall’ingresso al letto. Dove sono crollato. E’ stata una giornata devastante : ho lavorato fino a tardi, poi a cena con i colleghi, poi dentro un locale per tirare fino a tardi intervallando birre e sigarette. Inizio ad avere una certa età anche io. Mi sto allontanando ormai dai trenta con la velocità di un anno alla volta.

Il locale di ieri però non era male. Aveva una buona selezione di vini e una discreta cucina, sembra il posto perfetto per trascorrere una serata con Cristina. Tanto lo so che, una volta seduti al tavolo, impiegherà venti minuti solo scegliere cosa bere.

Continuo a cercare il mio telefono tra i resti dei vestiti che ho sparso e penso che stavolta, almeno stavolta, le avrei fatto un piccolo regalo. Dopo due mesi di reciproca e totale assenza era il minimo da fare. Aveva dei problemi al lavoro, mi pare di ricordare questo dalla nostra ultima conversazione. Intanto mi ero infilato i calzini, il riscaldamento non funzionava, e la casa era rimasta fredda per tutta la notte. Una questione di cambio di dirigenti presso la sua azienda le stava causando un forte accumulo di stress. Forse anche per questo  ultimamente le sue relazioni sentimentali duravamo sempre meno. Dopo la telefonata con Cristina, dovrò chiamare il tecnico per fargli controllare l’impianto, altrimenti non riuscirò a superare l’inverno questa volta. Finalmente riesco a trovare il telefono. Era fuggito dalla tasca dei pantaloni per andarsi ad infilare sotto la poltrona vicino alla porta della camera da letto. Recupero il numero in rubrica e la chiamo immediatamente. Non vedo l’ora di sentirla per poterle dire quanto mi è mancata.

Il telefono fa quattro, poi cinque squilli, Cristina non mi risponde. Magari l’avrà lasciato sulla scrivania come spesso le capita, o sarà impegnata in qualche noiosissima riunione. Non c’è problema, so che fa così. Quando vedrà che la stavo cercando si farà viva lei.

Finisco di vestirmi e chiamo il tecnico per la caldaia, è il freddo adesso il problema principale. Sto pensando che se riuscisse a riparare il guasto entro sera, potrei invitare Cristina qui. Le avevo promesso una cena interamente preparata da me. Lei avrebbe portato qualche bottiglia di vino adeguata alla situazione, e sarebbe stata una tra le nostre migliori serate.

Nell’attesa che arrivi il tecnico, leggo un po’. C’è un libro che non riesco a portare avanti, mi rimane difficile proseguire nella lettura. Ma devo fare un piccolo sforzo dato che è un regalo Cristina per il compleanno. “Sono sicura che ti piacerà. Io l’ho letto in due giorni, poi mi racconti.”era così fiera di avermi regalato quella mattonata, non riuscirei mai a dirle che per due mesi è stato solo un eccellente fermaporta.

Ricordo le prime volte con lei. Ci siamo conosciuti ad un corso di Ikebana, e c’è stato subito un grandissimo feeling. Ci vedevamo tutti i giorni, anche di nascosto. Eravamo impegnati in relazioni ormai sterili, bevevamo fino ad intontirci e poi facevamo l’amore. Ridevamo parecchio, non so se per le reciproche prestazioni da materasso, per l’alcool che ci girava in corpo, o per tutte e due le cose. E mi scappa un'altra volta da ridere. Ma non avremmo fatto sesso io e lei. Non solo per questa sera, ormai non più. Quella fase è passata. Adesso siamo solo grandi ed ottimi amici.

Ho voglia di richiamarla subito, non riesco ad aspettare che lo faccia lei. Rifaccio il numero, altri quattro, cinque squilli, ma ancora nessuna risposta da Cristina. Le mando un messaggio “Stasera cena a casa mia. Cucino io. Arriva per le otto. Porta il vino.” Riprendo la lettura del fermaporta e attendo la sua telefonata.

Dopo un ora e quasi cento pagine, Cristina ancora non si fa sentire. Non mi preoccupo, lei si comporta così. Le piace farsi desiderare. Vuole essere corteggiata per prendere un caffè, figuriamoci per un invito a cena. Raggiungo la cucina per controllare se le mie scorte mi permettono di poter preparare una cena decente. Farò due piatti veloci per dedicarmi con particolare attenzione al dolce. Cristina adora i dolci, ed io me la cavo abbastanza bene. Le preparerò una torta al cioccolato, la sua preferita. Prima mi ringrazierà per il dolce poi, dopo averne assaggiato una fetta dirà “Buono, ma la mia sacher è molto più buona. Sei bravo, ma hai ancora molto da imparare.”.

Saprò sottostare anche ai suoi giochetti psicologici, le voglio troppo bene. E’ grazie alla nostra relazione che trovai la forza per superare i tanti momenti difficili che stavo attraversando due anni fa. Dopo la mia separazione, mi sostenne per diverso tempo offrendomi casa e soldi, prima che iniziassi nuovamente ad essere indipendente. Ne parliamo ogni volta che ci vediamo, e stasera faremo lo stesso. Provo a chiamarla ancora una volta, sempre senza successo. Non voglio aspettare che mi chiami lei, ora la chiamo in ufficio.

Mi risponde Claudio, il suo vicino di scrivania. “Ciao c’è Cristina? E’ tutta la mattina che la chiamo ma non si degna di rispondermi.” gli dico.

Momenti di silenzio “No, Cristina non c’è oggi.” Silenzio “ Prova a casa”. Il telefono torna muto.

“Ciao Claudio…” ma sto salutando la plastica di un telefono cellulare.

Non ho il numero di casa di Cristina, devo averlo segnato in una delle tante agendine che lei mi regalava di anno in anno. “Sono carine vero? Io adoro le agende di carta. Non riesco a sopportare quelle elettroniche. Troppo fredde ed impersonali” dice lei.

Bussano alla porta. Deve essere il tizio della caldaia. Prima di andare ad aprire voglio trovare il numero di Cristina. Bussano ancora, adesso più forte. Due, tre volte. Ma io devo trovare questo numero, ora è più importante di tutto, anche del freddo. Posso sopportare anche l’inverno al freddo, ma devo trovare il numero di casa di Cristina. Bussano ancora, poi sento un imprecazione. Non trovo quel numero, ma cerco ancora. Un pugno sulla porta. Un'altra agenda. Questa ha dei fiori secchi disegnati sulla copertina. Poi non bussano più. Io continuo a non trovare quel numero. Un brivido mi corre per la schiena. In casa fa ancora più freddo adesso.

Dopo vari tentativi trovo il telefono di casa della madre. Non la sento da quando qualche anno fa perse il marito a causa di un incidente di caccia.

Due squilli. “Pronto Signora, sto cercando Cristina. E’ tutta la mattina che la chiamo ma non riesco a contattarla. In ufficio mi hanno detto di provare a casa, ma non trovo il suo numero. Me lo può lasciare?”.

La Signora risponde, tre parole, e riattacca.

Riaggancio il telefono. Solo tre parole. Cerco l’assistenza per la caldaia. Tre stupide parole. Faccio il numero. Solo tre parole.

“Buonasera, volevo fissare un appuntamento per un controllo al mio impianto. Non funziona più”.

 “A me l’inverno piace passarlo davanti ad un camino acceso” diceva Cristina.

Questo inverno farà freddo. Da adesso molto di più.

postato da xabaras15 alle ore 02:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria:


Chi sono

Utente: xabaras15
UNO scrittore non FAMOSO


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-No Derivative Works 2.5 Italy License.

www.flickr.com
This is a Flickr badge showing public photos from isabu75. Make your own badge here.

Categorie

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte