sabato, 29 dicembre 2007

Libero Pomeriggio




elaborazione grafica di Daniel Lee


Finalmente ero riuscito a prendermi un pomeriggio libero, volevo dedicarlo al
divano e una comoda lettura, distraendomi solo per masticare qualcosa.
Plaid sulle gambe come un amabile vecchino,
sacchetto di patatine a portata di mano e libro in fondina;
nulla e nessuno aveva il diritto di anteporsi al mio riposo.

Suona il campanello - No
Suona un altra volta - No è un allucinazione
Suona ancora - Né l'una né l'altra, è proprio la porta.
Strano! di solito queste cose accadono quando sono sotto la doccia.
L'idillo è ormai rotto, tanto vale alzarsi per andare a vedere chi è.

"Allora ci sei! avevo quasi rinunciato, ma si vede che questo è il mio giorno fortunato"

Perfetto, davanti a me Massimiliano, mio vecchio amico e, poco più in basso che lo teneva per mano, suo figlio Francesco di sei anni.
Ed ecco materializzarsi la disgrazia sotto forma di bambino.

"Ero sul divano, era appena iniziato il MIO pomeriggio di riposo, ecco perchè non venivo ad aprirti. Hai presente? Divano, libro, patatine...?"

"Uhm, no, non ne ho notizia da circa sei anni, sai com'è" mi risponde tra lo sconsolato ed il rassegnato.

"Lo immaginavo" - non era difficile capirlo - "ok, cosa ti serve?"

"Mauro, una grossa cortesia, tienimi Francesco per un oretta. Devo fare un paio di giri in centro e sono subito di ritorno. Tanto lui si mette buono a giocare con la sua playstation e non ti disturba"

No, no, no, noooooo, non sono una baby sitter cazzo!!!!!!

"Ok, ma che sia UN ora, vieni Francesco"

Salutiamo il papà e torno con il piccolo in zona divano. Francesco siede sul tappeto appoggiandosi spalle al divano e zitto si mette a giocare a calcio con la sua playstation.

"Francesco, vuoi qualcosa? del latte, un cioccolatino, qualcosa?"

"No, no, grazie, sto a posto" e si rimette a giocare.

Meglio così, forse il mio pomeriggio non è del tutto compromesso.
Torno a ripristinare il campo di battaglia : divano, plaid, libro, patatine.

Faccio appena in tempo a leggere le prime righe della prima pagina che il campanello suona
ancora,
ancora,
e ancora.

Se si tratta di uno scherzo  combinato, fuori le telecamere che non mi sto divertendo.
Mi alzo di nuovo, e tremo alla possibilità che il mio pomeriggio venga devastato dal primo venuto come una discesa dei lanzichenecchi.

"Allora ci sei! avevo quasi rinunciato, ma si vede che questo è il mio giorno fortunato"

Uhm...questa scena mi sa di già vista, ma stavolta a recitarla con dovizia,
era Grazia che,
in compagnia della sua bimba, Lucia di quattro anni,
mi chiedeva se potevo tenergliela
per un oretta mentre lei era fuori a fare dei giri.
Non le lascio il tempo di finire di parlare.
Prendo Lucia per mano, la faccio entrare in casa e saluto la mia amica

"Tra un ora ti voglio qui, buone spese"  taglio corto

"Come facevi a sapere quello che stavo per..."

"UN ORA, non un minuto di più."

Arriviamo in sala, Lucia saluta Francesco e prende posto vicino al divano con le sue Winx in mano, persa nei suoi mondi fantastici popolati da fatine colorate.

"Ragazzi, volete qualcosa per merenda?"

"No, grazie" rispondono in coro, e si rituffano nei loro rispettivi giochi.

Beh, meglio di così non mi poteva andare, i ragazzi erano tranquilli ed io, forse,
potevo recuperare in extremis il mio pomeriggio.Torno al divano e riprendo la mia lettura.
Appena poso gli occhi sulla prima riga, come d'istinto giro lo sguardo verso la porta e la fisso per qualche secondo.
Non arriva nessun segnale, nessun suono questa volta, vittoria!!!
Riprendo la lettura con tranquillità immergendomi completamente nel libro, distaccandomi totalmente da tutto il resto. Dopo una ventina di pagine, distolgo lo sguardo dal libro e dò un occhiata ai pargoli.

Quasi mi prende un colpo quando mi accorgo che mi stanno fissando entrambi.
Francesco e la piccola Lucia hanno gli occhi fiammeggianti.
Stopiccio i miei perchè proprio non ci credo, eppure non ho nè bevuto nè fumato nelle ultime ore.
I loro occhi sono come due torce accese nelle loro facce da marmocchi.
Parlano, lo so che parlano perchè muovono le labbra, ma non riesco a capire quello che dicono.
Hanno delle voci innaturali, alterate: lei ad altissima frequenza da sembrare un sibilo fortissimo, lui bassissima, baritonale.
I suoni che emettono quei due esseri sono assolutamente cacofonici.

Sta diventanto insopportabile starli a sentire, quasi doloroso.
Vorrei scappare, lasciarli qui, ma non riesco a muovermi.
Ogni muscolo è atrofizzato, solo provare a muoverne uno mi provoca fitte di dolore che bruciano da impazzire, mi troncano il fiato e inizio a sudare freddo.

Francesco e Lucia, o quello che sono diventati, stanno in piedi davanti a me, occhi negli occhi.
Quella luce si fa più intensa, la testa ed il volto di Francesco iniziano a deformarsi diventando abnormi. Sento il rumore delle ossa del cranio e del viso che si spezzano per assecondare quella innaturale trasfigurazione. Ogni scricchiolio mi fa gelare quel pò di sangue che si ostina a scorrermi nelle vene. La testa è immensa, e i denti ora sporgono, voluminosi e taglienti, la sua faccia è un grumo di ossa rotte e coaguli di capillari esplosi.

In un colpo solo stacca una spalla a quella cosa che una volta era Lucia, che rimane impassibile a quell'attacco, quasi fosse consenziente.  orso dopo morso la sta divorando davanti ai miei occhi, con una ferale voracità.

Il mio stomaco si ribella a quella visione e si contorce, non so se più per lo schifo, la razionale  paura di poter essere io il prossimo pasto.
Brandelli della carne e dei vestiti Lucia si spargono per terra impandosi della bava mucosa di Francesco.

Lui si gira e mi guarda, con quella testa enorme e la bocca completamente insanguinata.
Emana un odore nauseante che non ricorda più quello di un bambino, sembra di stare in una stanza con una carcassa decomposta. Si avvicina ad un centimetro dal mio naso, emette un sibilo fortissimo mi perfora i timpani. Credo che le mie orecchie stiano sanguinando perchè sento tutto ovattato, come se le avessi piene d'acqua.
Riesco però a percepire solo quel lezzo di carne morta.

All'improvviso si stacca dal mio volto e, come colpito da una qualche strana forza, stramazza in terra. Non si muove più, non emette più quel sibilo, è rannicchiato in posizione fetale.
E' impressionante vedere quel suo corpo da bambino sovrastato
da quella testa deforme,
i denti sporgenti e quel muco sanguinolento
che cola dalle sue mascelle.


Mi guardo intorno per cercare punti di riferimento, la cosa in terra sembra morta.
Riesco nuovamente a muovermi, il dolore è sparito. Mi sto fottendo dalla paura, rimango incollato al divano, ma devo uscire da qui. Devo uscire da qui, DEVO.
Appoggio un piede in terra, poi l'altro, muovo un passo ma scivolo sul pavimento completamente imbrattato di sangue e bava di quell'essere, cadendogli addosso con violenza.

La cosa si sveglia e mi sorride, mostrandomi la triplice fila di denti che ornano la fornace della sua bocca. Con uno scatto afferra il mio collo stringendolo in una morsa che blocca il passaggio di qualsiasi fluido, aria compresa.
Svengo in un momento, sbatto la testa in terra perdendo conoscenza.

Scivolo in un abisso liquido, quasi irreale, la testa naviga come disconnessa dal resto del corpo.
In lontananza un suono, si fa sempre più vivo e prepotente.
Non è il sibilo di quella bestia, è quacosa di diverso, qualcosa che mi ricorda...
IL MIO CAMPANELLO!!!!!

Con l'angoscia di non sapere cosa ritrovarmi davanti, apro gli occhi e...
Francesco e Lucia mi guardano, con i loro giocattoli in mano, e due facce sbigottite.

"Ti senti bene Mauro? Vuoi un bicchiere di latte?" mi chiedono

"Come dite?" mi accorgo di essere completamente sudato.

"E' un pò che ti agiti sul divano, poi ti sei arrotolato nella coperta e mugugnavi, credevamo che ti stessi sentendo male così abbiamo chiamato mamma e papà"

Cazzo ma, è stato un incubo...tutto un sogno? eppure era così irreale.

"Si si, tutto bene, tutto bene" li tranquillizzo mentre vado ad aprire.

Il suono del campanello ora era alterato dalle voci dei miei amici che, preoccupati, mi chiamano da dietro la porta.
Vado ad aprire e vengo quasi travolto da quella coppia di ansiosi genitori.

"State bene?" chiedono in coro ai loro bimbi, mica a me!!!

"Scusate, è stata colpa mia, devo essermi addormentato ed aver fatto un incubo...sarà stata la stanchezza. Comunque tutto a posto, vi rendo i figlioli sani e salvi" e mi scappa una mezza risata isterica.

Gli amici mi ringraziano per la cortesia prestata, Francesco e Lucia escono mano nella mano con i rispettivi genitori.

Chiudo la porta dietro di me e torno al divano, con un pizzico di agitazione ancora nello stomaco. Sarà un pò di adrenalina ancora in circolazione. Sprofondo nei morbidi cuscini e lascio distrattamente lo sguardo perdersi  per la camera.

Un dettaglio cattura la mia attenzione, come una nota stonata all'interno di una perfetta esecuzione. Raggiungo il tavolo da pranzo, mi chino e raccolgo da terra un pezzo di stoffa.

Strano, è del vestito di Lucia, ha i lembi strappati ed è completamente ricoperto di qella schifosa bava sanguinolenta. Un pensiero attraversa la mia mente come una scarica di corrente.
D'istinto corro verso lo specchio, svengo nuovamente quando vedo i lividi di quella orribile stretta sul mio collo.




In continua ricerca.
L'embrione di questo racconto mi è venuto in mente qualche giorno fa, mentre ero a fare spesa in un supermercato. Era la vigilia di Natale e quindi il negozio era popolato da molte famiglie con papàmammaefiglioletto.
In prima battuta voleva essere una specie di racconto/riflessione con il bambino che rivolgeva delle domande pseudo esistenziali al genitore che, a sua volta provava a dare delle risposte più o meno convincenti.
Ma si sa che le cose cambiano sempre in corso d'opera e questo è proprio un caso lampante, la rotta del racconto ha cambiato bruscamente direzione per diventare di genere visionario/fantastico/splatteroso :P
Prima volta che mi cimento in una cosa simile...con tutti i pregi e difetti del principiante.
alla prossima
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venerdì, 28 dicembre 2007

Presa diretta



Sensazioni...
percepisco il buio,
sento la lama fredda che si appoggia sui polsi
mi aggrappo al manico d'osso e TIRO FEROCE sulla mia pelle
è tutto finito.
Adesso torno al buio.


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giovedì, 27 dicembre 2007

Ricchezza relativa



Delle volte, per sentirsi ricchi, basta uscire con venti euro in tasca.
[L.A.]
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giovedì, 27 dicembre 2007

Persone & Caffè



Ho impiegato dieci anni per imparare che, bere il caffè senza zucchero, permette di capirne il vero sapore.
Credo sia tempo di smettere di zuccherare le persone.
[L.A.]
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domenica, 23 dicembre 2007

Questo potrebbe essere l'inizio di un qualcosa non ancora ben definito.
Magari presto seguiranno altri capitoli di questo "Ritorno a casa" che vuole essere un racconto in ambiente fantascienza Cyberpunk, sul filone Gibson e Philip K. Dick.
L'ambiente dove si muovono e muoveranno i personaggi, Agente Cao in testa è "New Roma" megalopoli del prossimo secolo che si espande per chilometri al centro della nuova Europa.
Il volto del pianeta è cambiato, i continenti sono cambiati e con loro tutto e tutte le abitudini degli abitanti del pianeta.

Magari la storia avrà un seguito, presto o tardi...o magari no.

 





Una fitta di dolore mi sveglia di soprassalto, e mi riporta alla realtà.
La porzione di cielo sopra di me, è la prima cosa che riesco a vedere da quando
ho aperto gli occhi.
Guardo l'orologio e mi rendo conto che sono qui da un paio di ore ormai, da quando, durante l'inseguimento, mi hanno colpito alla coscia facendomi cadere quaggiù.
Ho fatto un volo di dieci metri, per fortuna poco prima dell'impatto con il suolo, sono entrati in funzione i sistemi di salvataggio che hanno attenuato l'impatto.
Il radio faro che ho addosso è già in funzione per segnalare alla centrale sia la mia posizione, che i miei dati biomedici per informarli sul  mio stato di salute.
Riprendo completamente coscienza e provo a mettermi in contatto con la base.

"Centrale mi sentite?, sono l'agente Cao, mi ricevete?"

la chiamata parte sulla linea criptata del mio distretto,dopo qualche istante ricevo la prima risposta.

"Si ti riceviamo, e riceviamo chiaramente anche i tuoi dati. Nulla di rotto, la ferita alla coscia non ti darà problemi, i nanoelementi staminali della tua tuta stanno già provvedendo alle medicazioni"

Evviva la ricerca medica!

"Benissimo, potete approntare una squadra di recupero? Il mio mezzo è fuori uso e sono troppo lontano dalla base."

Qualche istante di silenzio rotto solo dal fruscio elettronico dell'auricolare.
Nell'attesa mi guardo intorno, ed il vicolo dove sono precipitato acquisisce dei connotati che prima non notavo : il lerciume mi circonda e l'aria è resa ancora più pesante da una puzza nauseante. Cumuli di rifiuti sono accatastati lungo le pareti, completamente nere ed appiccicose di no so quale sostanza.
Due rivoli di liquame si congiungono in una grande pozza con dei riflessi blu-verdastri, e un pesante brusio di insetti mai visti, riempie l'aria. Qualcuno prova a posarsi sulla mia faccia e sono costretto a schiaffeggiarmi per mandarli via.Il segnale radio è parecchio disturbato adesso, ma la centrale mi sta ricontattando.

"Agente!, la mettiamo in comunicazione con il suo dipartimento, resti in linea ancora un istante."

Appena inoltrano la mia chiamata al dipartimento, si attiva l'olochiamata e mi appare il bel faccione del capo, già incazzato. Si preannuncia tempesta!

"Dove cazzo sei finitooooo!!! Ti aspettavo per una riunione più di due ore fa!!"

"Vedi Sandro, stavo inseguendo quei tizi che cercavamo da mesi, ma non mi aspettavo che uno dei due fosse armato e, per di più, facesse pure il cecchino di secondo mestiere. Sono precipitato in un vicolo, ho perso conoscenza, il Flyer è fuori uso e sono anche ferito." - vedo che mi fissa e non parla, ma è un vulcano in pronto ad eruttare - "Manda qualcuno a recuperarmi, e una navetta per recuperare il relitto, sono nel settimo blocco, e non è come stare a Montecarlo!"

Non lo intenerisco con la mio scenetta pseudo patetica, e rincara la dose.

"Non ho mezzi nella tua zona per venirti a prendere. Sono tutti fuori, o aspetti a stasera che rientra la prima pattuglia, oppure ti muovi da solo."

"Sandro, ma hai visto bene dove sono finito? Sono al settimo blocco, ti rendi conto quanto sono lontano? Mi ci vorrà un intera giornata,e la gamba non ha ancora smesso di farmi male"

Lo sguardo torvo del capo non cambia espressione.

"Non fare storie. Riceviamo i tuoi dati biometrici e stai benissimo. Il dolore passerà entro pochi minuti, quindi muovi il culo e vieni qui! e con questo ho finito, attendo il rapporto sulla mia scrivania entro domattina. Ti saluto."

Bene, fine delle trasmissioni, e messaggio ricevuto.

Fantastico!
Facciamo il punto della situazione : sono stato sbattuto in terra da un ladruncolo durante un inseguimento, il flyer è fuori uso, la gamba è ancora malconcia, mi trovo in un punto non ben precisato del settimo blocco di New Roma, diventata ormai più che "Città Eterna", "Città Immensa"; l'area metropolitana si estende per centinaia di chilometri, al centro del Nuovo Continente.

Da quando le acque del mare si sono ritirate, l'urbanizzazione ha ripreso a correre in maniera impressionante, e la città ha da tempo superato le dieci milioni di anime, moltiplicando esponenzialmente i problemi connessi ad una così grande concentrazione di abitanti. Il continente Europeo, dove mi trovo, nell'ultimo secolo ha subito molti cambiamenti.
Gli sconvolgimenti climatici avvenuti alla fine del ventiduesimo secolo, hanno segnato radicalmente la faccia del pianeta, modificando tutte le cartine geografiche precedentemente conosciute.
L'eccessivo riscaldamento del pianeta ha causato l'arretramento di mari ed oceani di qualche decina di chilometri, con l'aumento della superficie delle terre emerse. Continenti e Nazioni prima separati da esigui lembi di acqua, si sono all'improvviso trovati uniti; cosa questa che ha fatto riaccendere vecchie dispute territoriali e mini guerre in quasi tutto il globo.
Dai libri di Storia si può apprendere tutto il percorso geopolitico dell'Europa, ormai completamente fusa con parte dell'Asia e dell'Africa del Nord; lingue, razze, costumi e religioni si sono mescolate tra loro dando vita a nuove civiltà.

Provo ad alzarmi in piedi per sentire se la gamba mi fa ancora male, ma non sento più nessun dolore; segno che la cure sono state efficaci.
Non è sicuro rimanere troppo a lungo dentro questo vicolo. Il galantuomo che mi ha sbattuto qui avrà allertato il resto della compagnia ed organizzato un comitato d'accoglienza per farmi gli onori di casa, meglio spostarsi e raggiungere in una zona più tranquilla.
Mi avvicino al rottame del Flyer e recupero quello che potrà servirmi per tornare :
armi, gps e viveri di sopravvivenza, il resto sta tutto nella mia dotazione standard.
Infilo tutto nello zaino e mi metto in cammino.
Da una prima occhiata alla mappa, il punto dove sono caduto dista qualche centinaio di chilometri dalla base, se tutto va bene in serata dovrei essere di ritorno.
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domenica, 23 dicembre 2007

Vantaggi e remissioni...

Oggi è domenica...lasciamoci andare alle frivolezze :D


L'unico vantaggio di essere uomini è

fare la pipì in piedi.
Tutto il resto è remissione.
(L.A.)

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sabato, 22 dicembre 2007

Nascita & Caduta

Sono nato durante una notte del mese di agosto e mi sono sentito subito coccolato
dalla presenza dei miei fratelli.
Cinque, sei vicini a me, ma sentivo che eravamo oltre centomila.

"Siamo una cosa sola!" ci siamo sempre detti e, uniti, abbiamo sempre affrontato tutte le difficoltà : il caldo sole che ci cuoceva d'estate, l'acqua ed il freddo che ci ha colpiti durante il mese di settembre.
Poi alcuni cedettero, e i fratelli iniziarono a perire; una guerra avrebbe fatto meno vittime.

Sparirono uno dopo l'altro, ma finchè toccava agli altri.
C'era il rammarico e la consapevolezza che non li avrei più rivisti; ma i miei fratelli, loro erano ancora con me.
Fino a quando, ad uno ad uno, non iniziarono a sparire anche loro.

Quando scomparve il primo, fu per me un dolore tremendo, col secondo sparì anche una parte di me.
Dal terzo in poi, ci feci quasi l'abitudine.
Ad un certo punto sapevo che, presto o tardi, sarebbe toccato anche a me.
E' il mio destino, sta scritto nel mio DNA : che tu sia dannata...CALVIZIE!!!!


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giovedì, 20 dicembre 2007

Variazioni sul tema

Esercizio dato da O' Professore : due sguardi che si incrociano, poche parole e tra le più semplici che conoscete.




Numero UNO


Ci guardiamo, ma è solo un attimo.
Il suo sguardo buio riflette la notte che è nei suoi occhi.
Io non ho abbastanza luce per rischiarare anche la sua vita.


Numero DUE

Cosa c'è dentro uno sguardo, se non mute parole che non si prestano ad alcuna interpretazione.


Numero TRE

Quello sguardo che ci ha uniti fin dalla prima volta che lo abbiamo incrociato.
Non ci siamo detti nulla, le nostre mani si sono incontrate per non lasciarsi più.

Lo stesso sguardo oggi, lo leggo nei tuoi occhi, e so che lo vedi anche nei miei, ora che
le nostre mani, per sempre, si dividono.


Numero QUATTRO

Cammino per strada, e sento le voci degli sguardi della gente.


Numero CINQUE

Mi guardi, ma non puoi dirmi nulla, anche se vorresti.
Ti guardo, ma non posso dirti nulla, anche se vorrei.
Sta a me interpretare i tuoi bisogni e le tue necessità : coccole, passeggiata, nanna, pappa, pipì.
Sta a te interpretare i miei, cagnolona mia.

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lunedì, 17 dicembre 2007

Tra Bianco & Nero

Stasera m'era venuta voglia di scrivere di uno strumento musicale.
Io torturo la chitarra, anche se è da un pò che non esercito, ma uno strumento che mi ha sempre affascinato è il Pianoforte, lasciapassare per ogni altro strumento musicale.
Chi suona il piano, può essere considerato il Re degli strumentisti, non me ne abbiano gli altri ma, "La Canzone del Sole" di Battisti la sanno suonare proprio tutti alla chitarra :P





Una volta suonavo il piano.
Ho fatto solo quello da quando sono stato capace di distinguere il colore dei tasti.
Mia madre suonava, mi hanno cullato le sue mani e le scale che eseguiva con impareggiabile
bravura.
Le note, le variazioni, poi le pause.
Crome, biscrome, lento, adagio, allegro, allegro con brio.
Tempi che da sempre hanno scandito l'andamento della mia vita.
La notte sognavo di correre sulla tastiera del mio pianoforte; un bellissimo Steinway a coda appartenuto a mio nonno, concertista di gran fama.

La prima volta che mi sono avvicinato a quell'oggetto, mi sembrava immenso.
Un grosso purosangue nero e minaccioso che mi ha subito travolto e disarcionato.
Ci sono voluti degli anni prima che imparassi a saperlo governare come si deve.
Anni di lezioni, di nottate passate sveglio a ripetere scale, ripeterle fino alla nausea, fino a che le mia mani, le mie dita non sono state capaci di andare praticamente da sole.
Suonavo bendato per imparare le posizioni e per saper toccare con delicatezza quella sequenza di tasti.
Il contatto della mia pelle con la tastiera, lo posso paragonare soltanto al modo di accarezzare un donna. Lo percepisci quando la stai toccando nel modo giusto : la pelle che si fa seta, la schiena che si inarca, i brividi che corrono su tutto il corpo, le gambe che cedono ed il piacere che si impossessa di lei facendola cantare.

Suonare il piano non è come fare l'amore, suonare il piano è fare sesso.
Come la vuoi chiamare la toccata e fuga di Bach? Un incontro tra fidanzatini?
E la Rapsodia in Blu di Ghershwin? vi sembra forse un incontro fatto di dolci baci e carezze?
O i pezzi di jerry Lee Lewis?
No, nulla di tutto questo; è passione, sudore, forza fisica, predominazione sull'altro : dinamite.
Bach attacca piano, greve, imponente, poi inizia. Parte, corre quasi, non si fa prendere.
Ti strozza il fiato in gola e tu sei li che provi ad andargli dietro ma non ce la fai, ti salta
addosso con tutta la sua forza, ti spinge giù e non puoi far altro che startene li buono buono a dirgli di fare di te ciò che vuole, come se tu fossi nulla davanti a lui ed alla sua potenza. Il mio modo di suonare era questo, travolgeva me, prima di travolgere chi mi ascoltava. Il demone della musica si impossessava di me dettando i movimenti sulla tastiera.
Le ragazze che ho di fronte a me hanno facce strane.
Qualcuna sorride con occhio malizioso, con lo sguardo e la mente sono rimastea ancora all'idea di come potrà lei cantare sotto le mani di qualche bravo pianista.
Altre invece hanno lo sguardo basso e penseranno che avrò qualche rotella fuori posto o
l'arteriosclerosi mi si starà portando via. Non lo so chi di loro uscirà da questo conservatorio con il demone della musica sotto braccio. Ma so che farò di tutto per farglielo scovare ed aver paura e rispetto di lui.

18/12/2007
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lunedì, 17 dicembre 2007

Kelly & le stelle

Sembrerebbe scontata l'origine del titolo no?
Ed infatti lo è, "Kelly Watch the stars" degli Air, l'ascoltavo mentre scrivevo e...magari va bene anche ascoltarla mentre leggete :D

scritta il 12/11/2007




illustrazione di Gulliveriana


Kelly whatch the stars...

Kelly è distesa su di un prato,
Verde, fresco, che profuma tutto intorno a lei di erba umida e piccoli fiorellini che ogni sera si schiudono per salutare la luna e le stelle.
Kelly ha una bella magliettina, rossa che le sta proprio bene.
Kelly vista dall'alto sembra proprio una Madonna, i capelli sparsi tutti intorno alla testa come una corona.
Sono castani con riflessi rossi, belli, belli come lei.
Kelly ha degli stivaletti alti che le stringono i polpacci; sono neri e di pelle lucida.
Li ha comprati per due soldi in un negozio che stava chiudendo per ragginti limiti di età del titolare.
Kelly guarda le stelle e sorride.
I suoi occhi sono due pozzi neri, scuri come la notte che la circonda, ma Kelly è bella.
Gli angoli della sua bocca sono rivolti all'insù per sorridere e dare al suo viso
quella luce che fa impazzire gli uomini.
Kelly ha una pelle bianchissima che assorbe e riflette i raggi della luna.

Kelly whatch the stars...

Kelly è bella, bella da morire.
Lei questo, a volte, lo sa.
Bella da morire, quante volte glielo avevano detto?
Il primo è stato un amico di suo padre, ma lei aveva solo dodici anni e ancora non lo sapeva.
Poi c'è stato quel fidanzatino che lo ripeteva sempre "sei bella da morire Kelly".

Kelly whatch the stars...

"Che strano" pensava Kelly, bella da morire, glielo diceva spesso anche lui,
anche se non conosceva gli altri due.
Adesso che rideva però, questi pensieri non la disturbavano più.
Ora stava li, distesa su di un prato, a guardare le stelle.
Così immobili e così belle, chissà se anche a loro l'hanno detto : "siete belle, belle da morire".

Kelly whatch the stars...

Vicino a Kelly c'è un albero e, ai piedi di quell'abero, un uomo seduto.
Ha i gomiti appoggiati sulle ginocchia, e con le mani si copre la faccia.
La testa abbassata, spalle rilassate, mani sporche e giunte, quasi in segno di preghiera.
Nel silenzio del respiro notturno, si riesce a sentire quell'uomo piangere calde lacrime per lei
e il loro amore ormai svanito.

Kelly whatch the stars...

Solleva lo sguardo e la vede li, distesa e splendente sotto la luce della luna.
Lattea, riflette i bianchi raggi, è bella Kelly, bella da morire.
Non può che rimanere affascinato dai suoi colori : il nero degli stivali, il rosso della magliettina,
il castano dei capelli, il nero degli occhi e il candore che la sua pelle emana.

Kelly whatch the stars...

Si alza, ha il volto rigato di lacrime e le mani sporche di lei.
Non ha potuto avere Kelly e lui se l'è portata via, per sempre.
Il sangue secco che gli sporca le mani, ora che si è seccato, gli tira la pelle,
come a volergliela strappare, come se le unghie di Kelly stessero cercando ancora vendetta.
E' in piedi proprio di fronte a lei e le fissa il viso, le ha cavato gli occhi.
Erano azzurri e lo fissavano mentre, stringendole la gola, la immortalava per sempre nello splendore dei suoi vent'anni.

Kelly whatch the stars...

Ora non c'è più niente che li lega, quel sottile filo è svanito come il rantolo di respiro nella gola di lei. Adesso che tutto s'è fermato, se ne può andare tranquillo, rimestando nei suoi pensieri...

...com'èra quella canzone degli Air che faceva....Kelly whatch the stars.




postato da xabaras15 alle ore 19:33 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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