Finalmente ero riuscito a prendermi un pomeriggio libero, volevo dedicarlo al
divano e una comoda lettura, distraendomi solo per masticare qualcosa.
Plaid sulle gambe come un amabile vecchino,
sacchetto di patatine a portata di mano e libro in fondina;
nulla e nessuno aveva il diritto di anteporsi al mio riposo.
Suona il campanello - No
Suona un altra volta - No è un allucinazione
Suona ancora - Né l'una né l'altra, è proprio la porta.
Strano! di solito queste cose accadono quando sono sotto la doccia.
L'idillo è ormai rotto, tanto vale alzarsi per andare a vedere chi è.
"Allora ci sei! avevo quasi rinunciato, ma si vede che questo è il mio giorno fortunato"
Perfetto, davanti a me Massimiliano, mio vecchio amico e, poco più in basso che lo teneva per mano, suo figlio Francesco di sei anni.
Ed ecco materializzarsi la disgrazia sotto forma di bambino.
"Ero sul divano, era appena iniziato il MIO pomeriggio di riposo, ecco perchè non venivo ad aprirti. Hai presente? Divano, libro, patatine...?"
"Uhm, no, non ne ho notizia da circa sei anni, sai com'è" mi risponde tra lo sconsolato ed il rassegnato.
"Lo immaginavo" - non era difficile capirlo - "ok, cosa ti serve?"
"Mauro, una grossa cortesia, tienimi Francesco per un oretta. Devo fare un paio di giri in centro e sono subito di ritorno. Tanto lui si mette buono a giocare con la sua playstation e non ti disturba"
No, no, no, noooooo, non sono una baby sitter cazzo!!!!!!
"Ok, ma che sia UN ora, vieni Francesco"
Salutiamo il papà e torno con il piccolo in zona divano. Francesco siede sul tappeto appoggiandosi spalle al divano e zitto si mette a giocare a calcio con la sua playstation.
"Francesco, vuoi qualcosa? del latte, un cioccolatino, qualcosa?"
"No, no, grazie, sto a posto" e si rimette a giocare.
Meglio così, forse il mio pomeriggio non è del tutto compromesso.
Torno a ripristinare il campo di battaglia : divano, plaid, libro, patatine.
Faccio appena in tempo a leggere le prime righe della prima pagina che il campanello suona
ancora,
ancora,
e ancora.
Se si tratta di uno scherzo combinato, fuori le telecamere che non mi sto divertendo.
Mi alzo di nuovo, e tremo alla possibilità che il mio pomeriggio venga devastato dal primo venuto come una discesa dei lanzichenecchi.
"Allora ci sei! avevo quasi rinunciato, ma si vede che questo è il mio giorno fortunato"
Uhm...questa scena mi sa di già vista, ma stavolta a recitarla con dovizia,
era Grazia che, in compagnia della sua bimba, Lucia di quattro anni,
mi chiedeva se potevo tenergliela per un oretta mentre lei era fuori a fare dei giri.
Non le lascio il tempo di finire di parlare.
Prendo Lucia per mano, la faccio entrare in casa e saluto la mia amica
"Tra un ora ti voglio qui, buone spese" taglio corto
"Come facevi a sapere quello che stavo per..."
"UN ORA, non un minuto di più."
Arriviamo in sala, Lucia saluta Francesco e prende posto vicino al divano con le sue Winx in mano, persa nei suoi mondi fantastici popolati da fatine colorate.
"Ragazzi, volete qualcosa per merenda?"
"No, grazie" rispondono in coro, e si rituffano nei loro rispettivi giochi.
Beh, meglio di così non mi poteva andare, i ragazzi erano tranquilli ed io, forse,
potevo recuperare in extremis il mio pomeriggio.Torno al divano e riprendo la mia lettura.
Appena poso gli occhi sulla prima riga, come d'istinto giro lo sguardo verso la porta e la fisso per qualche secondo.
Non arriva nessun segnale, nessun suono questa volta, vittoria!!!
Riprendo la lettura con tranquillità immergendomi completamente nel libro, distaccandomi totalmente da tutto il resto. Dopo una ventina di pagine, distolgo lo sguardo dal libro e dò un occhiata ai pargoli.
Quasi mi prende un colpo quando mi accorgo che mi stanno fissando entrambi.
Francesco e la piccola Lucia hanno gli occhi fiammeggianti.
Stopiccio i miei perchè proprio non ci credo, eppure non ho nè bevuto nè fumato nelle ultime ore.
I loro occhi sono come due torce accese nelle loro facce da marmocchi.
Parlano, lo so che parlano perchè muovono le labbra, ma non riesco a capire quello che dicono.
Hanno delle voci innaturali, alterate: lei ad altissima frequenza da sembrare un sibilo fortissimo, lui bassissima, baritonale.
I suoni che emettono quei due esseri sono assolutamente cacofonici.
Sta diventanto insopportabile starli a sentire, quasi doloroso.
Vorrei scappare, lasciarli qui, ma non riesco a muovermi.
Ogni muscolo è atrofizzato, solo provare a muoverne uno mi provoca fitte di dolore che bruciano da impazzire, mi troncano il fiato e inizio a sudare freddo.
Francesco e Lucia, o quello che sono diventati, stanno in piedi davanti a me, occhi negli occhi.
Quella luce si fa più intensa, la testa ed il volto di Francesco iniziano a deformarsi diventando abnormi. Sento il rumore delle ossa del cranio e del viso che si spezzano per assecondare quella innaturale trasfigurazione. Ogni scricchiolio mi fa gelare quel pò di sangue che si ostina a scorrermi nelle vene. La testa è immensa, e i denti ora sporgono, voluminosi e taglienti, la sua faccia è un grumo di ossa rotte e coaguli di capillari esplosi.
In un colpo solo stacca una spalla a quella cosa che una volta era Lucia, che rimane impassibile a quell'attacco, quasi fosse consenziente. orso dopo morso la sta divorando davanti ai miei occhi, con una ferale voracità.
Il mio stomaco si ribella a quella visione e si contorce, non so se più per lo schifo, la razionale paura di poter essere io il prossimo pasto.
Brandelli della carne e dei vestiti Lucia si spargono per terra impandosi della bava mucosa di Francesco.
Lui si gira e mi guarda, con quella testa enorme e la bocca completamente insanguinata.
Emana un odore nauseante che non ricorda più quello di un bambino, sembra di stare in una stanza con una carcassa decomposta. Si avvicina ad un centimetro dal mio naso, emette un sibilo fortissimo mi perfora i timpani. Credo che le mie orecchie stiano sanguinando perchè sento tutto ovattato, come se le avessi piene d'acqua.
Riesco però a percepire solo quel lezzo di carne morta.
All'improvviso si stacca dal mio volto e, come colpito da una qualche strana forza, stramazza in terra. Non si muove più, non emette più quel sibilo, è rannicchiato in posizione fetale.
E' impressionante vedere quel suo corpo da bambino sovrastato
da quella testa deforme, i denti sporgenti e quel muco sanguinolento
che cola dalle sue mascelle.
Mi guardo intorno per cercare punti di riferimento, la cosa in terra sembra morta.
Riesco nuovamente a muovermi, il dolore è sparito. Mi sto fottendo dalla paura, rimango incollato al divano, ma devo uscire da qui. Devo uscire da qui, DEVO.
Appoggio un piede in terra, poi l'altro, muovo un passo ma scivolo sul pavimento completamente imbrattato di sangue e bava di quell'essere, cadendogli addosso con violenza.
La cosa si sveglia e mi sorride, mostrandomi la triplice fila di denti che ornano la fornace della sua bocca. Con uno scatto afferra il mio collo stringendolo in una morsa che blocca il passaggio di qualsiasi fluido, aria compresa.
Svengo in un momento, sbatto la testa in terra perdendo conoscenza.
Scivolo in un abisso liquido, quasi irreale, la testa naviga come disconnessa dal resto del corpo.
In lontananza un suono, si fa sempre più vivo e prepotente.
Non è il sibilo di quella bestia, è quacosa di diverso, qualcosa che mi ricorda...
IL MIO CAMPANELLO!!!!!
Con l'angoscia di non sapere cosa ritrovarmi davanti, apro gli occhi e...
Francesco e Lucia mi guardano, con i loro giocattoli in mano, e due facce sbigottite.
"Ti senti bene Mauro? Vuoi un bicchiere di latte?" mi chiedono
"Come dite?" mi accorgo di essere completamente sudato.
"E' un pò che ti agiti sul divano, poi ti sei arrotolato nella coperta e mugugnavi, credevamo che ti stessi sentendo male così abbiamo chiamato mamma e papà"
Cazzo ma, è stato un incubo...tutto un sogno? eppure era così irreale.
"Si si, tutto bene, tutto bene" li tranquillizzo mentre vado ad aprire.
Il suono del campanello ora era alterato dalle voci dei miei amici che, preoccupati, mi chiamano da dietro la porta.
Vado ad aprire e vengo quasi travolto da quella coppia di ansiosi genitori.
"State bene?" chiedono in coro ai loro bimbi, mica a me!!!
"Scusate, è stata colpa mia, devo essermi addormentato ed aver fatto un incubo...sarà stata la stanchezza. Comunque tutto a posto, vi rendo i figlioli sani e salvi" e mi scappa una mezza risata isterica.
Gli amici mi ringraziano per la cortesia prestata, Francesco e Lucia escono mano nella mano con i rispettivi genitori.
Chiudo la porta dietro di me e torno al divano, con un pizzico di agitazione ancora nello stomaco. Sarà un pò di adrenalina ancora in circolazione. Sprofondo nei morbidi cuscini e lascio distrattamente lo sguardo perdersi per la camera.
Un dettaglio cattura la mia attenzione, come una nota stonata all'interno di una perfetta esecuzione. Raggiungo il tavolo da pranzo, mi chino e raccolgo da terra un pezzo di stoffa.
Strano, è del vestito di Lucia, ha i lembi strappati ed è completamente ricoperto di qella schifosa bava sanguinolenta. Un pensiero attraversa la mia mente come una scarica di corrente.
D'istinto corro verso lo specchio, svengo nuovamente quando vedo i lividi di quella orribile stretta sul mio collo.
In continua ricerca.
L'embrione di questo racconto mi è venuto in mente qualche giorno fa, mentre ero a fare spesa in un supermercato. Era la vigilia di Natale e quindi il negozio era popolato da molte famiglie con papàmammaefiglioletto.
In prima battuta voleva essere una specie di racconto/riflessione con il bambino che rivolgeva delle domande pseudo esistenziali al genitore che, a sua volta provava a dare delle risposte più o meno convincenti.
Ma si sa che le cose cambiano sempre in corso d'opera e questo è proprio un caso lampante, la rotta del racconto ha cambiato bruscamente direzione per diventare di genere visionario/fantastico/splatteroso :P
Prima volta che mi cimento in una cosa simile...con tutti i pregi e difetti del principiante.
alla prossima