martedì, 29 gennaio 2008

Honey

Chi l'avrebbe mai detto...è proprio per te.
[L.]





Honey,
E' il modo in cui ti chiamo.
Sono miele, colo su di te.
Sono miele, scorro sulla tua pelle.
Sono miele, mi mescolo col tuo.

Il mio sapore, il tuo sapore.

Sei miele, ti voglio su di me.
Sei miele, scorrimi sulla pelle.
Sei miele, mescolati con me.

INSIEME E' L'ESTASI DEI NOSTRI SENSI
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domenica, 27 gennaio 2008

Gabbiano





Li, dove sono nato io, l'aria è differente.
L'occhio poi si perde in grandi spazi.
Sono nato al mare, tra la schiuma bianca delle onde,
la salsedine che ti si secca addosso
ed i sassi degli scogli
che si infuocano sotto il soled'Agosto.


Il vento poi, ti investe dal mare, ancora vergine,
arriva dal nulla portandosi dentro tutti i profumi del mondo.

Ah, il mare ancora me lo ricordo, proprio come se fosse ora.
Lo sento ancora il suo profumo che mi inonda le narici annegandomi dentro.

Ma io, che sono figlio del mare, che ci faccio in questa piazza; Gabbiano tra i Piccioni.
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domenica, 27 gennaio 2008

Notte



Aveva ancora addosso,
lacerante
l'odore dello stupro
della tenera notte romana.
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venerdì, 25 gennaio 2008

Il mio amore

Io ti amo, anzi no, t'ho sempre amato; sempre.
Fin dal primo giorno che ti ho visto e conosciuto.
Me lo ricordo come fosse ora, tu avevi sedicianni ed io...più o meno la tua età.
O magari più grande.
C'è stato subito quel sentimento, e se non era già quello, lo è diventato da li a poco,
Ricordo le prime passeggiate insieme, vicini, sfiorandoci.
Camminare sotto la pioggia o il bruciante sole d'estate, non ci interessava; era il nostro appuntamento fisso.
Le sere di pioggia tutti in casa, noi  sul tappeto divertendoci anche guardando la TV
Bastava guardarci negli occhi perchè l'uno potesse capire l'altra, non avevamo bisogno di parole, Noi.
Amarti è sempre stato l'unico senso della mia vita, più che un bisogno; quasi istintivo;
e non sono mai riuscito a dirtelo fino in fondo.
Oggi però; ho trovato le parole giuste per esprimerlo : arf arf, bau, bau :) :) :)
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lunedì, 21 gennaio 2008

JESSICA

Istant novel, prendetela così.
Pensata e scritta mentre parlottavo con AncientMariner, un grande GRAZIE a lei :D :D







Jessica è pronta, il sabato sera che è alle porte sta aspettando solo lei.
Lei sta aspettando solo il suo Marco che la verrà a prendere da li a poco.
E' tutto come desidera : capelli biondi e liscissimi, fatti la mattina dal parrucchiere sotto casa, trucco a posto, eyeliner, matita, gloss e perfino il diamante incastonato sul canino stasera brilla di più.
Top striminzito - farò arrapare tutti stanotte in disco - gonna corta adornata di Svarovsky - e come faranno a non vedermi con le luci puntate addosso - scarpa decoltè tacco dodici - guarda che cazzo di caviglia mi fanno queste scarpe, Dio quanto mi hai fatto figa - perizoma e reggiseno push up - così a Marco glielo faccio venire duro e lo saprò ricompensare come tutte le sere sul sedile posteriore, lingua e labbra che fanno morire chiunque. Quel suo amico ancora mi ringrazia, ma lui non lo sa. -

Marco arriva con il SUV di papà, uno squillo di cellulare. Jessica riesce a rispondere con un pò di fatica, colpa delle unghie finte - ma guarda che lavoro m'ha fatto quella brasiliana questo pomeriggio.-
"Ah Ma!...me sto a preparà, spettame cinque minuti!" e riattacca.

Cinque minuti passati davanti allo specchio per gli ultimi ritocchi : labbra, ciglia, trucco, occhi e ultimo colpo di piastra prima di uscire - ma quanto so figa stasera. -

Sale in macchina, un bacio al suo Marco, che schizza come un proiettile fendendo la periferia di Centocelle per arrivare sotto al Gilda in centro. Il tragitto è fatto di mille squilli e appuntamenti con gli altri della comitiva.
"Si...se beccamo al Gilda, noi annamo llà" e così una, due, cento squilli, cento chiamate e cento essemmesse.
Pure Marco sta da Dio stasera :  abbronzato, fresco di lampada, sopraciglia ad ali di gabbiano, un pò di gloss anche per lui ed un velo di fondotinta - gli ho insegnato io a metterselo. -
Una mano di Jessica si assesta e gioca tra le cosce del fidanzato che trova entrambi soddisfatti. Corre, corre Marco perchè sono già in ritardo e gli amici già li aspettano da ventiminuti.
"Amò, sto bene così? ti piaccio stasera?" - chissà se gli piaccio, e piaccio agli altri, e se il barista stasera m'appoggia un altra volta la mano sul culo. -
Sorpassa tutti Marco, sorpassa e spinge per le strade di Roma, destra sinistra, frena, accelera. Sta carico perchè stasera, s'è messo tutto in tiro per la sua Jessica, chissà se le piaccio, e se piaccio agli altri, e se la moretta sul cubo...
Poi uno schianto mette a tacere i loro pensieri, il SUV si accartoccia contro un albero del lungotevere. Lo schianto è così forte che accorrono subito alcune volanti della municipale per i primi soccorsi.
Per Marco e Jessica non c'è poi molto da fare ma.....
 - chissà se nelle foto sul giornale domattina, potrò piacere agli altri, speriamo che il gloss abbia retto ed il rimmel non sia colato. -
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lunedì, 21 gennaio 2008

Teresa - ( Parte due )

Buon proseguimento...






Una volta a casa non ci furono molte parole, ma solo fruscii e mani veloci. Prima sui vestiti poi sulla loro pelle. Era tutto così perfetto, e silenzioso. Silenzi fatti di baci, bocche affamate che cercano e vogliono mordere, mani che trovano, afferrano,  stringono, toccano, prima timide poi sempre di più audaci. Valerio giocava con Teresa, e lei si faceva bambola tra le sue braccia. La sua virilità, trovò sempre pronta la calda accoglienza di lei, più volte in quella notte. Il loro piacere si andò amplificando ad ogni amplesso.

Teresa si stiracchiava tra le lenzuola ancora disfatte, dall’altra parte di casa arrivava lo scroscio della doccia. Dentro di se decise che quello, sarebbe diventato l’anno zero della sua nuova vita. Una falce di luna illuminava la fredda notte ed il suo sguardo era perso a fissare l’indefinito, tornando a divagare nei suoi pensieri.

Valerio tornò in camera con una espressione diversa dipinta in viso.

 

La mattina seguente un caldo sole novembrino nebulizzava l’umidità dell’aria, facendo apparire tutto con uno strano effetto flou. Nel cortile del palazzo in Via Bettoni 4, vicino le sponde del fiume, c’è una certa animosità. Gente che saliva trafelata le scale, altra che attendeva di buon ordine sotto il portone. Perché tanta agitazione? Adesso poi, ora che tutto, proprio tutto è calmo, non c’è proprio più ragione di correre. Nel grande androne c’è il fresco ed il silenzio tipico delle domeniche mattina, le voci di alcune persone fanno eco al ribollire dell’acqua nelle pentole in cucina, e le parole si mescolano nell’aria con l’odore di sugo e di soffritto.

 

“Marescià, ve lo prendete un caffè?”

“Colonnello casomai, Signora…”

“Allora Maresciallo Colonnello, ve lo prendete o no ‘sto caffè?”

“E prendiamoci questo santo caffè Signora mia!”

A quell’ora tutte le porte del pianerottolo erano chiuse per il pranzo in famiglia, tranne quella della Signora Maria e dell’interno numero sette. Uomini in tute bianche e scarpe sterili, entrano ed escono dall’appartamento con calma misurata e gesti che seguono un rituale già studiato ed in mille altre occasioni eseguito.

“Signora allora, ricapitoliamo. Ha detto che stamattina è uscita presto per andare a prendere il pane,  ed ha visto la porta della vicina socchiusa, è così?”

“Si, ma non m’è sembrato strano Commissà, magari stava a fà le pulizie no? E me ne so annata senza daje importanza. Poi c’avevo gente a pranzo, che è er compleanno de mi fija  e...er pane me serviva. Poi nun so una che s’impiccia dell'affari dell'artri, Commissà…!”

“Colonnello!!”

“Come dite?”

“Lasci fare…va bene Commissario. Poi quando è tornata, la porta era sempre nella stessa posizione? Giusto?”

“Esatto, poi il resto lo sa. Ho chiamato un par de vorte, nessuno risponneva e so entrata. Ce stava la doccia aperta, un sacco di acqua in terra e l'asciugamani dappertutto. Poi il resto lo sapete, v’ho telefonato io no?”

“Si si, lo so.”

I due parlavano davanti alle porte spalancate tenendo in mano le tazzine del servizio buono della Signora Maria, mentre dentro un sacco veniva portata fuori la vicina.

“E non la conosceva” disse a mezza bocca l’uomo in divisa mentre sorseggiava il caffè, indicando con il mignolo i colleghi che spingevano la barella.

“Nun bene Colonnè, aveva finito er trasloco giusto sabbato e poi, poveraccia! Si solo ce penso!”

La coppia composta dall’ufficiale e la signora, terminò di consumare il caffe ed i pochi spiccioli di conversazione e convenevoli rimasti.

“Signora, la ringrazio per il suo aiuto, la farò convocare in caserma nei prossimi giorni per firmare la sua deposizione. Buona domenica”

Laconico, l’uomo in divisa si accomiata dalla testimone portandosi dentro un'altra domenica ormai dipinta di nero, perché a quelle cose, anche se ne hai viste tante, non ti abitui mai. Imbocca la rampa in discesa, ed incrocia lo sguardo felice di una donna che sale gli scalini due alla volta.

Bella, bionda sì ma un po’ anonima, certo avrà anche un bel culo, ma non basta a farti dimenticare quella stupida domenica.

 

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lunedì, 21 gennaio 2008

Teresa



Ho diviso il tutto in due parti per rendere la lettura meno mallopposa, anche se mallopposa no è :D
Il tutto è ambientato a Roma, non avevo mai dato una collocazione geografica ai miei scritti prima, e se l'ho fatto, non me lo ricordo.
Tutto qui, leggete e moltiplicatevi.

L.




Teresa aspettava da tempo che il mondo si accorgesse di lei. Era bella certo, ma di una bellezza che non faceva girare le teste per strada. Bionda, ma non di quel biondo esplosivo che irretisce gli uomini e li fa sospirare e fantasticare notti insonni fatte di vino rosso e ginnastica da letto. Per carità, una donna DONNA a tutti gli effetti, ma pur sempre anonima: nel vestire e nell’apparire.

Spesso usciva in compagnia, più frequentemente, sola. Il programma definito era : pizza, cinema e casa, sempre con se stessa.

“Buonasera Miss!” la salutava il tizio alla cassa del cinema con quel sorrisino scemo.

“Due biglietti, sala cinque” prendeva sempre per due “il mio amico mi raggiunge al banco dei  pop corn”. Molte volte però il film iniziava, poi finiva, mentre Teresa attendeva ancora il suo amico.

“Aspetti qualcuno?” quella domanda rivolta alla sua attenzione, quella sera, la fece saltare sulla sedia. Presa alla sprovvista non sapeva che dire; balbettava, la bocca si fece improvvisamente asciutta, come la lingua.

“Aspettavo, vorrai dire, ho appena saputo che non arriva più nessuno”

“Posso sedermi?”

“Accomodati pure” da dove le fosse venuta quella frase e tutta quella verve, ancora non lo sapeva. Continuava a chiederselo mentre quel tizio le parlava senza ascoltarlo, persa nei suoi pensieri. Lo vide all’improvviso farsi muto e immediatamente i suoi canali uditivi ripresero a funzionare.

“Come ti chiami?” oddio, quante volte me lo avrà chiesto per avere stampato in faccia quell’espressione da punto interrogativo?

“Teresa, mi chiamo Teresa”

“Io Valerio” beh non male come nome “Che ne dici se ci vediamo almeno il secondo tempo?”

Insieme entrarono nella sala buia ed umida dei respiri dei presenti, insieme si sedettero occupando le comode poltrone da multisala americano, e sempre insieme consumarono i popcorn, che quella sera a Teresa sembrarono meno salati.

Valerio di tanto in tanto le si avvicinava, qualche parola all’orecchio sussurrata, a volte soffiata che le facevano correre i brividi lungo tutta la schiena e iniziavano anche a scuotere il suo intimo.

Fine del film si trovarono in auto, una corsa veloce nella notte di Roma, li portò tra i vicoli di Trastevere mano nella mano. Camminavano e parlavano, dalla sempreviva piazza Trilussa a Castel Sant’Angelo. Si sentiva bellissima ed unica, quella sera, Roma era tutta per lei. Fermi al centro di Ponte Sant’Angelo, immersi tra la folla, per ammirare in lontananza la sagoma della grande cupola illuminata davanti a loro. Valerio le si faceva sempre più stretto, fino a che si baciarono. Un bacio vero, serio, labbra su labbra, lingue che saltano e danzano per cercarsi e trovarsi. Sapori che iniziano a mescolarsi senza appartenere più a nessuno: la sigaretta appena fumata, il caffè bevuto da poco, dopobarba e profumo.

“Andiamo da me” riesce a dire Teresa, staccandosi dalle sue labbra e dal suo respiro. Il cuore in petto eseguiva un assolo di batteria dei Sepultura, ed un fremito le correva su per le gambe esplodendole nel basso ventre, tanto da rendere elettriche le punte dei capelli. Loro due, qualcosa stava nascendo, lo sentiva da come si stringevano le mani, da come i loro passi andavano in sincrono, da come le loro gambe segnavano a compasso la distanza che li divideva da quel ponte nel cuore di Roma, al letto di camera sua.

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venerdì, 18 gennaio 2008

IO






saltuariamente,
considero
anche
il resto.

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giovedì, 17 gennaio 2008

Frammenti

Sono, pezzi di giornata, schegge di istanti, fissati nel tempo.
Nel modo più antico conosciuto : carta e penna.





 - Svefn-g-englar -

Respiro l'aria fatta densa da queste note che ora mi nuotano dentro.
Entrano nel sangue venendo trasportate in ogni punto del mio corpo.
Cellule che si fondono, portando nel loro DNA questi suoni, tempi
e melodiche aritmie.
Una universale sinfonia di suoni e di colori che si muove.
Ogni passo io con lei, e lei con me.



 - Staralfur -

E' duplice in me la tua voglia.
Ascoltarti, toccare il tuo viso per fissare il colore dei tuoi occhi,
sentirli sempre addosso, come un grave fardello di bruciante passione.

Atroce bontà la tua che irrompe e distrugge,
conquista e demolisce, quel poco di me che ancora dormiva.



 - Vaka -

La giornata è al tramonto.
Sono pochi i suoni di oggi che, mansueti, porterò con me
e terrò da parte nei cassetti delle cose usate.

Frattaglie di emozioni,
scarti di sentimenti,
scampoli di sensazioni,
carogne di rabbia in decomposizione nel fossato della dimenticanza.
Tutti li, tutto ed unicamente nascosto,
per tenere nelle mie piccole tasche solo le cose belle della vita.



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mercoledì, 16 gennaio 2008

Llove



Si mi vuole bene, anzi no, mi AMA.
Si, mi ama proprio.
Si capisce da come mi guarda,
da come ci teniamo per mano,
dai discorsi che facciamo insieme,
da come facciamo l'amore,
dalla passione che sento ogni volta che ci baciamo, che ci sfioriamo.
Poi,
Lui, adora tutte le mie cravatte.
Ti amo...MARIO.
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