E dire che si erano conosciuti per caso. Lei lo aveva invitato subito a passare un week end a casa sua.
“I miei genitori non ci sono, possiamo stare tranquilli”.
Lui, aveva declinato l’invito. Non gli sembrava il caso trascorrere due giorni con quella che sarebbe stata l’ennesima sconosciuta. Questa, a differenza delle altre, aveva già troppa voglia di aprirgli le cosce. Solo dopo tre settimane di inviti andati a vuoto, lui accettò di vederla.
“I miei partono, vanno dagli zii a Matera. Staranno li per un po’. Dai, stavolta non puoi dirmi di no”
Anche se avrebbe potuto farlo, eccome. Fumava parecchio in quel periodo. Le decisioni le prendeva misurandole in pacchetti. Era diventata la sua personale unità di misura. Decidersi per quel “SI” gli costò un intero pacchetto, venti fumate di riflessione. Per la successiva decisione, lo sapeva, gliene sarebbero servite almeno il doppio.
SIGARETTA
“Ciao, ben arrivato. Ah, vedo che non ti sei portato niente per la notte. Pensi di andare via presto?”
“Non so” disse lui.
SIGARETTA
“Dai, vieni. La cena è quasi pronta. Se vuoi farti una doccia per rinfrescati. Oggi è una giornata così calda” disse lei.
“No grazie, magari dopo” disse lui.
SIGARETTA
“Accomodati. Di la in sala c’è la televisione. Metti quello che vuoi, arrivo tra un attimo” disse lei.
“Grazie” disse lui.
SIGARETTA
Lei continuava a girare per casa e preparare la cena. Aveva le braccia bianche e mollicce. La canottiera, di una misura più piccola, le evidenziava i rotoli di ciccia sui fianchi. Riuscì a saggiarne la consistenza flaccida quando le poggiò la mano alla vita per baciarla, entrando. Ad ogni passo il suo grosso seno ballava dall’alto in basso e, se lo sentiva, gli faceva schifo solo il pensiero di poterla vedere nuda.
“Cosa stai facendo?”
SIGARETTA
“Ma tu fumi e basta? Non fai altro?”
SIGARETTA
“Credo che dovrò lasciare tutte le finestre aperte prima che tornino i miei. Sarebbero capaci di fami mille storie se sapessero che qualcuno ha fumato nella loro casa. Capirai, se ne accorgerebbero subito. Papà e mamma non fumano”
SIGARETTA
Era contenta, troppo contenta, ma per cosa poi?
“Dai, ceniamo ora? O ci mettiamo un in giardino e beviamo qualcosa prima?”
SIGARETTA
“Per me fa lo stesso, decidi tu. E’ casa tua”
“Allora andiamo in giardino. Ho sistemato due sdraio per noi. Andiamo dai!”
Gli prende una mano con due delle sue stringendosele al petto. Le sue tette erano fredde e sudate,. Però avevano un buon profumo.
“Avevo immaginato che volessi andare in giardino ed avevo preparato due cose da stuzzicare prima di cena.”
SIGARETTA
Il posto era bello, uguale a come se lo era immaginato. Tipico delle persone quasi ricche, benestanti ma non ricchissime. Il padre poteva essere un qualche direttore di supermercato, vista la stazza della figlia, oppure un grossista di macelleria, vista la mercedes parcheggiata nel garage.
“Ceniamo adesso? Eh? Ti va?”
SIGARETTA
“Posso metteremi vicino a te? Dai, stiamo un po’ vicini. Mi fai due coccole prima?”
Si avvicina stendendosi al suo fianco. Gli prende una mano portandosela sulle spalle.
“Mi gratti qui? Mi piace tanto.” Era sudata anche li. I capelli alla base del collo erano appiccicati alla pelle umida, ma aveva un buon profumo. Come le sue tette. Il seno le si afflosciato sul fianco, e lo poteva toccare agevolmente con l’altra mano. Lei aveva iniziato ad emettere strani mugugni.
“Mi piacciono le tue coccole.”
SIGARETTA
“Dai. Adesso ho fame. Tu non hai fame? Andiamo a mangiare. Dopo se vuoi torniamo qui.”
Si spostarono in salotto. La tavola era apparecchiata con il servizio buono. Posate, bicchieri e piatti impeccabili. Tovaglia, bottiglie, tutto.
SIGARETTA
“Ma ti piace come ho sistemato? Non mi dici niente?”
“Molto bello”
“Si ma almeno a cena non fumare dai, fallo per me.”
“L’ultima”
SIGARETTA
“Dopo questa”
SIGARETTA
“Ho fatto un po’ di pasta, poi la carne ed il dolce. Ma il gelato lo mangiamo in giardino. Ti va?”
“Bene. Gelato in giardino”
Lei inizia a portare dalla cucina tutto quello che aveva preparato.
La pasta su due piatti “Buon Appetito!”
Poi la carne “Buon Appetito!”
“Un po’ di contorno?”
“…”
“Buon Appetito!”
SIGARETTA
“Avevi detto che non avresti fumato, me l’avevi promesso”
Lei aveva il mento sporco di sugo. La canottiera le si era macchiata con la salsa della carne. Le dita con le unghie cortissime, erano un po’ unte. Bianchicce, solo un po’ di rosa spruzzato verso i polpastrelli. Alcune ciocche di capelli le si erano appiccicati sulla fronte ed ogni tanto con il braccio se li scostava.
“Ti è piaciuto tutto? L’ho fatto con queste mie manine” Disse mettendosele davanti al viso, facendole ruotare. Dorso, palmo, dorso.
“Si buona”
SIGARETTA
“Vieni qua. Mi dai un bacio?”
SIGARETTA
Si alza, le passa accanto. Le dà un bacio. Sa di dentifricio, pasta al sugo e carne al marsala.
“Mi fai due coccoline prima?”
SIGARETTA
Si sposta dietro di lei e la sua testa enorme di capelli ricci. La canottiera tesa addosso, e appiccicata di sudore sulla schiena. Poteva vedere le goccioline colare tra le scapole di lei e nel solco del seno. Le spalle grosse. Appoggia le mani, è sudata e fredda al tatto. Si ricorda che quella sensazione di freddo è perché il sudore evapora e lascia la pelle fresca.
“Mmm, si li che belli i massaggini, alla base del collo”
“Certo, si molto”
SIGARETTA
“Qui?”
“Mmm, si li, come prima”
Le mani sul collo di lei. Ne fa scivolare una sul mento, sfiorandole le labbra. L’altra alla base del collo gli si appiccica ai suoi capelli sudati.
SIGARETTA
Uno strappo unico, secco. Il collo raggiunge un angolazione innaturale, e collo si spezza.
Si era sbagliato, gliene era bastato solo uno stavolta.