
E’ un po’ che non sento la mia amica Cristina. Saranno un paio di mesi. L’ultima volta è stata in occasione di una cena a casa di Marco e Laura. Salutandoci, ci eravamo ripromessi che presto saremmo usciti di nuovo, ma stavolta solo noi due. Poi per vari casini, quella cena saltò. Aveva delle cose importanti da dirmi circa la sua situazione sentimentale. Si era appena lasciata dal suo ultimo compagno, al solito più grande di lei e con un trascorso sentimentale più o meno burrascoso. A detta sua, le ex mogli erano sempre arpie, e i figli dei succhia soldi senza cuore.
“Cercateli giovani, e tranquilli. Che ti diverti di più!” gli sempre dico io.
“Ma con quelli tranquilli, che divertimento c’è?” risponde sempre lei. E chiude la frase con un bellissimo sorriso, per farmi intendere che non avrebbe mai cambiato atteggiamento. Non ci vediamo con la frequenza che vorremmo, questo è vero, ma ci sentiamo molto vicini.
Gironzolo per casa cercando di ricordare dove ho messo il telefono. Ieri notte sono tornato talmente stanco, che ho seminando i vestiti lungo il percorso dall’ingresso al letto. Dove sono crollato. E’ stata una giornata devastante : ho lavorato fino a tardi, poi a cena con i colleghi, poi dentro un locale per tirare fino a tardi intervallando birre e sigarette. Inizio ad avere una certa età anche io. Mi sto allontanando ormai dai trenta con la velocità di un anno alla volta.
Il locale di ieri però non era male. Aveva una buona selezione di vini e una discreta cucina, sembra il posto perfetto per trascorrere una serata con Cristina. Tanto lo so che, una volta seduti al tavolo, impiegherà venti minuti solo scegliere cosa bere.
Continuo a cercare il mio telefono tra i resti dei vestiti che ho sparso e penso che stavolta, almeno stavolta, le avrei fatto un piccolo regalo. Dopo due mesi di reciproca e totale assenza era il minimo da fare. Aveva dei problemi al lavoro, mi pare di ricordare questo dalla nostra ultima conversazione. Intanto mi ero infilato i calzini, il riscaldamento non funzionava, e la casa era rimasta fredda per tutta la notte. Una questione di cambio di dirigenti presso la sua azienda le stava causando un forte accumulo di stress. Forse anche per questo ultimamente le sue relazioni sentimentali duravamo sempre meno. Dopo la telefonata con Cristina, dovrò chiamare il tecnico per fargli controllare l’impianto, altrimenti non riuscirò a superare l’inverno questa volta. Finalmente riesco a trovare il telefono. Era fuggito dalla tasca dei pantaloni per andarsi ad infilare sotto la poltrona vicino alla porta della camera da letto. Recupero il numero in rubrica e la chiamo immediatamente. Non vedo l’ora di sentirla per poterle dire quanto mi è mancata.
Il telefono fa quattro, poi cinque squilli, Cristina non mi risponde. Magari l’avrà lasciato sulla scrivania come spesso le capita, o sarà impegnata in qualche noiosissima riunione. Non c’è problema, so che fa così. Quando vedrà che la stavo cercando si farà viva lei.
Finisco di vestirmi e chiamo il tecnico per la caldaia, è il freddo adesso il problema principale. Sto pensando che se riuscisse a riparare il guasto entro sera, potrei invitare Cristina qui. Le avevo promesso una cena interamente preparata da me. Lei avrebbe portato qualche bottiglia di vino adeguata alla situazione, e sarebbe stata una tra le nostre migliori serate.
Nell’attesa che arrivi il tecnico, leggo un po’. C’è un libro che non riesco a portare avanti, mi rimane difficile proseguire nella lettura. Ma devo fare un piccolo sforzo dato che è un regalo Cristina per il compleanno. “Sono sicura che ti piacerà. Io l’ho letto in due giorni, poi mi racconti.”era così fiera di avermi regalato quella mattonata, non riuscirei mai a dirle che per due mesi è stato solo un eccellente fermaporta.
Ricordo le prime volte con lei. Ci siamo conosciuti ad un corso di Ikebana, e c’è stato subito un grandissimo feeling. Ci vedevamo tutti i giorni, anche di nascosto. Eravamo impegnati in relazioni ormai sterili, bevevamo fino ad intontirci e poi facevamo l’amore. Ridevamo parecchio, non so se per le reciproche prestazioni da materasso, per l’alcool che ci girava in corpo, o per tutte e due le cose. E mi scappa un'altra volta da ridere. Ma non avremmo fatto sesso io e lei. Non solo per questa sera, ormai non più. Quella fase è passata. Adesso siamo solo grandi ed ottimi amici.
Ho voglia di richiamarla subito, non riesco ad aspettare che lo faccia lei. Rifaccio il numero, altri quattro, cinque squilli, ma ancora nessuna risposta da Cristina. Le mando un messaggio “Stasera cena a casa mia. Cucino io. Arriva per le otto. Porta il vino.” Riprendo la lettura del fermaporta e attendo la sua telefonata.
Dopo un ora e quasi cento pagine, Cristina ancora non si fa sentire. Non mi preoccupo, lei si comporta così. Le piace farsi desiderare. Vuole essere corteggiata per prendere un caffè, figuriamoci per un invito a cena. Raggiungo la cucina per controllare se le mie scorte mi permettono di poter preparare una cena decente. Farò due piatti veloci per dedicarmi con particolare attenzione al dolce. Cristina adora i dolci, ed io me la cavo abbastanza bene. Le preparerò una torta al cioccolato, la sua preferita. Prima mi ringrazierà per il dolce poi, dopo averne assaggiato una fetta dirà “Buono, ma la mia sacher è molto più buona. Sei bravo, ma hai ancora molto da imparare.”.
Saprò sottostare anche ai suoi giochetti psicologici, le voglio troppo bene. E’ grazie alla nostra relazione che trovai la forza per superare i tanti momenti difficili che stavo attraversando due anni fa. Dopo la mia separazione, mi sostenne per diverso tempo offrendomi casa e soldi, prima che iniziassi nuovamente ad essere indipendente. Ne parliamo ogni volta che ci vediamo, e stasera faremo lo stesso. Provo a chiamarla ancora una volta, sempre senza successo. Non voglio aspettare che mi chiami lei, ora la chiamo in ufficio.
Mi risponde Claudio, il suo vicino di scrivania. “Ciao c’è Cristina? E’ tutta la mattina che la chiamo ma non si degna di rispondermi.” gli dico.
Momenti di silenzio “No, Cristina non c’è oggi.” Silenzio “ Prova a casa”. Il telefono torna muto.
“Ciao Claudio…” ma sto salutando la plastica di un telefono cellulare.
Non ho il numero di casa di Cristina, devo averlo segnato in una delle tante agendine che lei mi regalava di anno in anno. “Sono carine vero? Io adoro le agende di carta. Non riesco a sopportare quelle elettroniche. Troppo fredde ed impersonali” dice lei.
Bussano alla porta. Deve essere il tizio della caldaia. Prima di andare ad aprire voglio trovare il numero di Cristina. Bussano ancora, adesso più forte. Due, tre volte. Ma io devo trovare questo numero, ora è più importante di tutto, anche del freddo. Posso sopportare anche l’inverno al freddo, ma devo trovare il numero di casa di Cristina. Bussano ancora, poi sento un imprecazione. Non trovo quel numero, ma cerco ancora. Un pugno sulla porta. Un'altra agenda. Questa ha dei fiori secchi disegnati sulla copertina. Poi non bussano più. Io continuo a non trovare quel numero. Un brivido mi corre per la schiena. In casa fa ancora più freddo adesso.
Dopo vari tentativi trovo il telefono di casa della madre. Non la sento da quando qualche anno fa perse il marito a causa di un incidente di caccia.
Due squilli. “Pronto Signora, sto cercando Cristina. E’ tutta la mattina che la chiamo ma non riesco a contattarla. In ufficio mi hanno detto di provare a casa, ma non trovo il suo numero. Me lo può lasciare?”.
La Signora risponde, tre parole, e riattacca.
Riaggancio il telefono. Solo tre parole. Cerco l’assistenza per la caldaia. Tre stupide parole. Faccio il numero. Solo tre parole.
“Buonasera, volevo fissare un appuntamento per un controllo al mio impianto. Non funziona più”.
“A me l’inverno piace passarlo davanti ad un camino acceso” diceva Cristina.
Questo inverno farà freddo. Da adesso molto di più.
